Meteo
I nidi tardivi condannati dalle troppe mareggiate e dal calo delle temperature
Cinque deposizioni in Toscana. Nessuna schiusa per Baratti e Rimigliano Mancusi (Arpat): «Ormai la tartaruga sta colonizzando la nostra costa»
il punto
Nessuna schiusa neppure tra le uova ancora vitali portate da Baratti e Rimigliano al Centro di recupero per le tartarughe marine di Grosseto. Una stagione riproduttiva complicata con nidi deposti in zone a rischio inondazione (a Baratti con uova traslocate dalla battigia verso la duna o da Castiglioncello a Rimigliano), nidi deposti sugli scogli, nidi tardivi – sia a Baratti che Castiglionello, metà agosto-, mareggiate eccezionali, cali di temperatura anomali tra fine settembre e inizio ottobre.
«Situazioni complesse ma c’è di che essere contenti – conferma per l’Osservatorio Toscano biodiversità della Regione Toscana, settore mare di Arpat, Cecilia Mancusi – ancora un volta il nostro mare ha dimostrato di star bene. Forse qualcosa sta cambiando e in meglio a proposito della nidificazione delle tartarughe marine. Questa risalita lungo la costa la si imputa a un aumento della temperatura e in questo caso non è un riflesso così negativo. Si tratta di una specie che invade ma non fa danni, allarga solo la sua area di riferimento. Oltre tutto la caretta caretta – aggiunge Mancusi – specie in grave pericolo nella lista rossa dell’Unione mondiale per la conservazione della natura, ora va migliorando: segno che anche le azioni degli ambientalisti e dei ricercatori sono andate a buon fine. Migliorando lo stato di conservazione della popolazione, le tartarughe marine arrivano a colonizzare anche le nostre coste: un quadro positivo per la caretta. Le nidificazioni nel 2020 sulla costa toscana sono state cinque, contro le quattro del 2019. Il problema principale? Il tempo tutt’altro che clemente per le mareggiate e – sottolinea Mancusi – il calo delle temperature. Ne hanno risentito soprattutto i nidi tardivi. Rispetto al totale delle uova deposte ne è nata una piccola percentuale, il successo riproduttivo non è stato tanto alto. È mancata la schiusa anche per le uova traslocate da Baratti e Rimigliano, che pure fino all’ultimo avevano dimostrato vitalità: ma una volta trasferite in incubatrice non hanno portato a completamento lo sviluppo. In natura si è tentato di tutto per non lasciarle in balìa del meteo. Comunque dalle analisi sarà possibile sapere di più delle tartarughe marine che stanno nidificando in questa zona, pure se soffrono di particolari malattie». tartAmare per l’Osservatorio toscano biodiversità e gruppi di volontari dei nidi (qui orchestrati dal Wwf) sempre in allerta su spiagge e costa. —
Cecilia Cecchi
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