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il caso 

Poste, in coda senza soluzioni le persone restano sulla strada

Francesca Lenzi
Poste, in coda senza soluzioni le persone restano sulla strada

Cadute nel vuoto le segnalazioni dei disagi per l’attesa fuori dall’ufficio di via Volta Il sindaco Ferrari chiede l’installazione di una macchinetta con ticket all’esterno

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Francesca Lenzi

PIOMBINO. Passano i giorni, cambiano i colori delle regioni, si rinnova l’incertezza del futuro, ma – almeno per adesso – non sono cambiate le file alla posta. Avevamo già scritto dell’argomento in un articolo uscito sul Tirreno il 19 dicembre. Due giorni dopo pubblicammo la replica dei sindacati che, con una nota delle segreterie provinciali Slc-Cgil Slp-Cisl Uilposte, rispondevano alle accuse sulle code collegando il problema a «carenze di organico più volte denunciate da queste segreterie in questo settore e – spiegando ancora – in subordine sono dovute alla necessità di adeguarsi alle regole dettate dalle vigenti disposizioni in materia di assembramenti nei luoghi chiusi, previste dai vari Dpcm del governo. Quotidianamente assistiamo a code davanti alle panetterie, così come alle farmacie – insistevano nella nota Slc-Cgil Slp-Cisl e UilposteCgil – ma non registriamo la stessa ostilità come se gli operatori postali in tutti i settori fossero lavoratori di serie B».

Tutto giusto, ma nessuno ha accusato Poste Italiane di essere responsabile delle file. Piuttosto crea perplessità la gestione delle stesse. Parliamo soprattutto dell’ufficio centrale di via Volta dove più o meno ogni giorno si assiste al solito scenario: una fila disgregata di venti, trenta, quaranta o più persone che, nell’impossibilità di disporsi in un’unica coda, si piazzano un po’ ovunque nell’attesa del proprio turno. Quelli più vicini a entrare si mettono ovviamente a ridosso dell’ingresso, mentre gli altri trovano spazio sui marciapiedi, sia quello lato ufficio, che l’altro, opposto allo stesso. Qualche audace si posiziona pure in mezzo alla strada, cercando di tenersi in prossimità delle automobili parcheggiate. Perché non si può fare altrimenti.

L’area dove si trova l’ufficio postale è quel che è e, se il Covid giustamente consente solo l’ingresso scaglionato all’interno della filiale, la gente in attesa deve aspettare fuori. Quel che fa specie è, tuttavia, la modalità dell’attesa. In quasi un anno di pandemia non si è pensato a una soluzione che non fosse il caro, vecchio, “darsi l’ultimo” che, a fronte di una fila sparpagliata, rischia di creare confusione e litigi.

Basta che una persona si allontani senza avvertire il proprio ultimo che ecco scatenarsi la tensione, fra dubbi ed eventuali furbetti intenzionati ad accorciare i tempi di attesa. Basterebbe una macchinetta “prendi numero” con display. O anche senza. Basterebbe un semplicissimo distributore di biglietti e, nel caso, un operatore all’ingresso a dirigere il traffico. Ma per ora niente. La folla, più o meno numerosa, continua a radunarsi fuori l’ufficio, nei pressi, intorno, un po’ più là, e ogni poco si sente gridare: «Chi è l’ultimo? È lei? No, è quel signore sull’altro marciapiede. Sì, son io», e via dicendo.

Sulla questione era intervenuto anche Paolo Camelli, dirigente Uil sanità chiedendo al sindaco Francesco Ferrari «di intervenire presso il direttore dell’ufficio postale di Piombino per sollecitare una soluzione che eviti inutili e dannosi assembramenti».

«L’amministrazione, e io per primo, riteniamo la posta un servizio pubblico indispensabile – afferma Ferrari, contattato dal Tirreno ieri pomeriggio –. Proprio perché sensibili al problema, già nella prima fase del Covid, chiedemmo a Poste di impegnarsi e allargare giorni e orari di apertura, soprattutto per le succursali. Un modo per dare un servizio in più e creare meno assembramenti. D’altra parte Poste ha piena autonomia e decide secondo coscienza e una valutazione gestionale interna. Quanto alle file, ora come ora si trovano ovunque. Le banche ad esempio hanno scelto di lavorare perlopiù su appuntamenti. Per un servizio come la posta è però difficile da organizzare. Non ho mai parlato con il direttore di una macchinetta con ticket all’esterno. Penso che sarebbe utile, effettivamente».

Anche noi abbiamo cercato di parlare con Poste Italiane. Prima con la direttrice della filiale piombinese, Marina Nista che, tuttavia, ha affermato per ragioni d’azienda di non poter rilasciare dichiarazioni alla stampa, suggerendoci di chiamare il direttore della filiale provinciale, Fabio Gallinella. Ci abbiamo provato. Per ore. Ma ogni chiamata a ogni possibile numero (fra quelli almeno presenti in rete) legato all’ufficio centrale livornese è caduta miseramente nel vuoto. Nel frattempo, ieri pomeriggio, alle 14, in un orario solitamente fortunato per evitare le file, c’erano in coda una ventina di persone. A darsi l’ultimo, con la speranza che il proprio non decida di allontanarsi senza prima avvertire. All’aperto, con il cielo che minacciava pioggia e «un discreto freddino», come ha saggiamente considerato un ragazzo in fila. —

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