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Governo e Jindal all’ennesimo confronto ma il futuro è incerto

Cristiano Lozito
Governo e Jindal all’ennesimo confronto ma il futuro è incerto

Domani incontro tra Patuanelli, azienda, enti locali e sindacati Jsw per restare deve dare tempi certi sugli investimenti

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Cristiano Lozito

PIOMBINO. Vigilia del videoconfronto tra Stefano Patuanelli, il plenipotenziario di Jsw, Marco Carrai, enti locali e sindacati sul futuro dello stabilimento siderurgico piombinese.

Il 30 dicembre infatti era il termine fissato dal ministro dello Sviluppo economico con Sajjan Jindal, per valutare la sua volontà di mantenere fede agli impegni sugli investimenti e, a caduta, i tempi e i modi di ingresso dello Stato nel capitale societario di Jsw.

Troppe azioni contraddittorie, specie da parte della società, si sono incrociate però in questi ultimi giorni. Prima l’annuncio aziendale della difficoltà di far entrare Invitalia in Jsw attraverso la Gsi, perché Jindal non aveva il 100 per cento della proprietà della fabbrica delle sfere, tanto da suggerire al ministro un altro percorso con l’ingresso dell’attore pubblico nella holding Jsw srl.

Poi pochi giorni dopo, improvvisamente, l’acquisto del 30,73 per cento delle azioni Gsi in possesso della sudafricana Industrial development corporation al prezzo di un milione, che ha aperto nuovi dubbi e incerti scenari. Il sindacato teme che questa possa essere la mossa per delocalizzare l’attività della redditiva Gsi – ipotesi che circola da qualche mese – con l’effetto domino dello stop di ogni prospettiva per il treno medio piccolo, che da tempo produce barre quasi esclusivamente per Gsi.

Mosse che possono preludere a un definitivo distacco di Jindal dagli impegni a Piombino: sindacato e istituzioni ne sono consapevoli, la posizione che accomuna parti pubbliche e rappresentanze sindacali sembra essere che se Jindal deve (vuole) andar via, il governo deve impegnarsi a procedere alla svelta per non ripetere il copione dell’esperienza con l’algerino Issad Rebrab, che pur nella evidenza del suo fallimento, fu trascinata per quasi un altro anno, fino al luglio del 2018. Tutto, specie per i sindacati, sarà meglio che un altro accordicchio con Jindal che allunghi solo la cassa integrazione e sposti in avanti di qualche mese il problema.

A Jsw, e questo è l’ultimatum di Patuanelli, il Governo per andare avanti chiede che fissi la realizzazione di un forno elettrico con investimenti precisi e tempi certi. Questo sembra l’unico modo per trovare un accordo che dia una prospettiva allo stabilimento in un (per ora ideale) piano nazionale della siderurgia. Lo Stato potrebbe entrare col 50 per cento, ma nel caso di addio di Jindal – che per lasciare Piombino vorrebbe una cifra intorno ai 120 milioni – servirà un socio, e l’unico al momento considerato interessato è Creon, che però guarda a energia e logistica, e che quindi dovrebbe essere affiancato da un gruppo siderurgico. —

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