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«Sul licenziamento di Termine la sentenza parla chiaro»
PIOMBINO
«Commettere gravi errori amministrativi significa far pagare ai cittadini scelte sbagliate, specie se a commetterle è chi ha competenze specifiche».
Il giudizio è dei gruppi consiilari PD e Anna Per Piombino che rilevano come il giudice del lavoro abbia giudicato illegittimo il licenziamento di Giacomo Termine, da parte del Comune. Il 24 dicembre scorso infatti Termine, dipendente del Comune e sindaco di Monterotondo, è stato licenziato durante il periodo di prova, nonostante questo non fosse ancora concluso. «La giustificazione - dicono i due gruppi- è stata quella per cui non avrebbe “superato il periodo di prova” perché non fu possibile valutarlo».
«Questa sentenza - prosegue la nota - ha un grande significato per la politica e per il modo con cui si intende portare a compimento un incarico elettivo: pretendere che un sindaco di un piccolo comune percepisca come stipendio solo ciò che deriva dal proprio mandato amministrativo significa affermare che le uniche persone che hanno la possibilità di diventare sindaci di piccole realtà sono i più facoltosi».
La sentenza restituirebbe valore alla politica «e a chi quotidianamente, tra mille difficoltà, porta avanti un lavoro fondamentale per le proprie comunità, ribadendo il diritto di ciascun cittadino di usufruire dei permessi stabiliti dalla legge per svolgere l’incarico per cui si è stato eletto».
Pd e Anna per Piombino ritengono che il sindaco abbia commesso un atto ingiusto e gravemente discriminatorio, contrario ai principi democratici e lesivo di basilari diritti costituzionali.
«A chi affermava che il provvedimento di Francesco co Ferrari fosse “giusto ed equo” e che fosse l’ora di smetterla con “i compagni mascherati da dipendenti pubblici” alludendo a commistioni tra politica e posti di lavoro, rispondiamo che questa è l’occasione adatta per imparare alcuni principi fondanti della Repubblica.»
«Il passo successivo - prosegue la nota - poi sarebbe quello di ammettere l’errore e chiedere scusa: in primis al sindaco Giacomo Termine per l’increscioso trattamento che gli è stato riservato e subito dopo ai piombinesi che, per un grave errore commesso dall’amministrazione comunale, hanno visto destinare, per l’ennesima volta, soldi pubblici a sostegno di una causa priva di ogni fondamento».
Sull’argomento sarà presentata un’interpellanza nel prossimo consiglio comunale per fare chiarezza sull’ammontare delle spese legali dovute per il processo.
«Il sindaco di Piombino - rilevano i due gruppi - ha dato una lettura della sentenza tutta sua, affermando che “Il giudice ha respinto tutte le richieste di Giacomo Termine” dichiarandosi così soddisfatto e vittorioso. I fatti inconfutabili, invece, ci dicono che il Tribunale del lavoro ha accertato l’illegittimità del recesso del rapporto di lavoro e obbligato il Comune di Piombino a riammettere in servizio Giacomo Termine per la prosecuzione del periodo di prova». —
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