Il presidio
«Serve uno sciopero per dare un segnale a Jsw e al Governo»
piombino
«Il consueto nulla di fatto: le solite promesse, il solito rinvio a data da destinarsi. In pratica, l’ennesima plateale presa in giro per i lavoratori e per l’intera città». Così il Coordinamento Art. 1 Camping Cig a seguito dell’incontro dell’11 dicembre al ministero dello Sviluppo economico su Jsw.
«Si è dimostrata, per gli interessi e le aspettative del territorio, la totale inaffidabilità di Jsw e l’inconsistenza di un governo che per Piombino negli anni ha dimostrato solo inerzia e indifferenza assoluta Prosegue –. Oramai solo i ciechi, o i finti tali, non vedono la realtà a Piombino. Va chiusa subito la vicenda Jindal, prima che la chiuda la multinazionale dopo avere sfruttato lo stabilimento. Lo Stato deve riprendersi le acciaierie non ci sono alternative! È necessario seguire la strada di Taranto. L’intervento dello Stato deve essere all’interno di un piano di rinascita di Piombino, facendo decollare, con consistenti investimenti pubblici, le bonifiche, le infrastrutture e la diversificazione economica».
Il Camping Cig ritiene che i sindacati nell’incontro «si sono dimostrati a dir poco inesistenti: hanno espresso solo un po’ di malumore e, di nuovo, nessuna reazione concreta. È obbligatorio invece partire subito con le mobilitazioni: si indica, prima che si fermino gli impianti, uno sciopero per dare un segnale tangibile all’azienda e al Governo. Dopo l’allentamento delle restrizioni covid, i sindacati organizzino presidi e iniziative pubbliche, quanto più forti possibili. Se continueranno a stare con le mani in mano saranno da considerarsi tra i maggiori responsabili del disastro che ha sconvolto la vita di migliaia di lavoratori». E conclude: «Mentre si chiude la fase Jindal nessuno, però, può utilizzare la multinazionale come alibi per stare fermo. Va costruito subito un progetto, con i cittadini e i lavoratori, per far rinascere Piombino, in vista anche dei finanziamenti europei che dobbiamo pretendere, anche con forti mobilitazioni, arrivino anche sul nostro territorio. Le chiavi e i destini della città adesso sindacati, Comune, Regione e Governo devono restituirle ai legittimi proprietari: i cittadini e i lavoratori di Piombino». —
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