Il Tirreno

Arrestati i rapinatori delle Poste di Sassetta

A.d.g.
Arrestati i rapinatori delle Poste di Sassetta

Il 3 ottobre sequestrarono l’impiegato e scapparono con seimila euro, per poi dedicarsi ad altri colpi. Presi dai carabinieri

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sassetta

Uno era già finito in carcere e vi è rimasto, un altro è stato messo agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico; e un terzo sempre ai domiciliari. Infine, un quarto è stata denunciato per ricettazione. Si tratta dell’operazione Mask con cui i carabinieri hanno sgominato la banda di rapinatori che due mesi fa seminarono il terrore all’ufficio postale di Sassetta. Per quell’episodio due di essi sono accusati anche di sequestro di persona e di violenza privata, visto che rinchiusero in una stanza l’impiegato in attesa che scattasse l’apertura a tempo della cassaforte.

I tre della banda sono tutti di nazionalità italiana e abitano dalle parti di Volterra: Riad Missaoui (25 anni, nato a Brescia), Michael Occhionorelli (22) e Orlando Caterino (46, originario di Mondragone, Caserta). Il denunciato è un moldavo di 24 anni.

In base alle indagini eseguite dai carabinieri e coordinate dalla Procura di Livorno viene posto l’accento sulla pericolosità degli arrestati. È emerso infatti, come scrive il gip Mario Profeta nell’ordinanza, che i tre avevano intenzione di «farla pagare a qualcuno» e per questo «sarebbe stata necessaria la presenza di una pistola». E anche che «avrebbero dovuto tagliare la testa al cane della persona di cui stavano parlando». Tutto questo emerge da una serie di intercettazioni, sia telefoniche che ambientali.

La loro “impresa” comincia la mattina del 3 ottobre, a Sassetta. È un sabato e piove a dirotto quando due di loro, Missaoui e Occhionorelli, si calano in testa i passamontagna ed entrano, pistola in pugno, nell’ufficio postale di via di Castagneto. Costringono l’impiegato a consegnare loro il cellulare e poi, sotto la minaccia della pistola, ad azionare il pulsante per l’apertura della cassaforte a tempo. Poi rinchiudono l’impiegato in bagno e aspettano dodici minuti, il tempo previsto dal sistema di sicurezza. Alla fine fuggono con le banconote, poco più di seimila euro.

In quel momento i carabinieri hanno in mano solo qualche vaga testimonianza: la presenza di una Peugeot 205 notata nei paraggi. Le indagini partono dalle telecamere di sorveglianza di tutti i comuni vicini e alla fine, dopo aver esaminato migliaia di immagini, spunta quella macchina. Dagli accertamenti, viene fuori che l’auto mesi prima è stata venduta a un certo Missaoui. I controlli stradali confermano che l’auto viene utilizzata da lui. Incrociate queste informazioni con il traffico telefonico delle celle di Sassetta, all’ora della rapina, arrivano anche i cellulari di Missaoui e quello di Occhionorelli. E partono le intercettazioni. È da queste che emerge la loro responsabilità in altri due colpi messi a segno nel frattempo: il furto all’interno di una rivendita di tabacchi a Marina di Castagneto (20 ottobre), con diecimila euro di stecche di sigarette rubate e rivendute dagli altri due complici. E poi (il 25 ottobre) il furto di quattro pneumatici completi di cerchi in lega rimossi da un’auto parcheggiata a Cecina.

Il 30 ottobre Missaoui e Occhionorelli hanno in programma un’altra rapina. Ancora in un ufficio postale, quello di Legoli, Peccioli (Pisa). Ma stavolta vengono anticipati dai carabinieri, che li beccano con un trucco. Con le auto civetta, i militari simulano un incidente stradale bloccando il transito sulla strada che avrebbe portato i rapinatori verso l’ufficio postale. I due arrivano, vedono il triangolo sulla carreggiata, si fermano. In un attimo vengono tirati fuori dall’auto e arrestati. Entrambi indossano tute mimetiche e giacche rifrangenti. All’interno della loro auto ci sono due passamontagna, guanti da lavoro, una replica di un fucile d’assalto per softair e un coltello serramanico.

Su ordine del sostituto Giuseppe Rizzo i carabinieri ora hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal gip Profeta, nei confronti di Missaoui, Occhionorelli e Caterino. Il ricettatore invece è indagato di libertà. —



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