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«Lele fondamentale per i miei trionfi»
Il due volte campione iridato ha lavorato con Pinto in Lancia «Era impressionante vederlo mentre faceva i suoi traversi»
PORTOFERRAIO
«Era impressionante vederlo camminare un po’ di traverso per il suo problema fisico e poi, quando saliva in macchina, vederlo mentre faceva dei traversi fantastici». Massimo “Miki” Biasion, mito italiano del rally e due volte campione del mondo alla guida della Lancia Delta nel 1988 e 1989, ricorda così il suo grande amico Lele Pinto, con il quale ha condiviso gli anni più belli della carriera.
L’ex pilota di Bassano del Grappa ha vissuto con Pinto gli anni con la scuderia Lancia: Lele aveva lasciato la carriera da pilota, proseguendo il suo percorso come tester e collaudatore. Era lui ad aiutare Biasion nella messa a punto dell’auto, ponendo le basi per i suoi successi. «Se parliamo del pilota – racconta Miki Biasion – perdiamo un gradissimo campione, uno dei pochi italiani che hanno vinto gare di campionato del mondo. Quindi chapeau. Lele è stato anche un grande collaudatore, ha lavorato molto per lo sviluppo della Lancia Delta con la quale ho vinto i miei titoli mondiali. Avevamo un rapporto molto stretto, abbiamo collaborato per tanti anni assieme, è stato fondamentale per la mia carriera. Lui faceva il lavoro sporco, gli sarò grato per sempre per l’aiuto che mi ha dato, mi fidavo ciecamente del suo lavoro».
Il rapporto professionale, tuttavia, è solo un aspetto del legame fortissimo tra i due cavalli di razza del rally italiano. «Il rapporto umano? Erano i giri in barca che facevamo assieme quando riuscivo a venire all’isola d’Elba – racconta Miki – andavamo a pescare i tonni insieme, cose molto particolari e intime. Quando alle sei del mattino eravamo nella barca a pescare non pensavamo alle competizioni, vivevamo solo momenti della nostra amicizia. E ce ne sono stati molti, comprese le belle mangiate che facevamo sempre all’Elba a casa del mio navigatore. È stato un rapporto di stima e amicizia profonda».
Lele, basta sentire gli elbani che lo hanno conosciuto, non dava subito confidenza. Ma chi riusciva a entrare nel suo mondo, aveva il privilegio di scoprire una persona simpatica e generosa. «Come tutti i grandi sportivi – racconta Biasion – era uno che individuava e divideva subito le persone opportuniste da quelle franche e sincere. In molti casi sembrava un po’ che tenesse le distanze e invece era una persona con un cuore enorme. Se gli dimostravi sincerità e trasparenza, allora avevi il suo cuore in mano».
Biasion è venuto spesso all’Elba per incontrare l’amico. «Lui si era innamorato di questo posto, ci ha lavorato, ha aperto attività e avuto iniziative – racconta il campione – anche l’isola deve essergli riconoscente per quello che ha fatto». —
Lu.Ce.
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