Il Tirreno

«Parodi garantì che la biblioteca sarebbe andata in Cittadella»

«Parodi garantì che la biblioteca sarebbe andata in Cittadella»

“A Sinistra” critica la nuova destinazione del polo culturale e il trasferimento del Centro giovani in piazza Manzoni 

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la protesta

Nel dibattito sul futuro del polo culturale di piazza Manzoni si inserisce l’associazione “A Sinistra”, che in una nota spiega di unirsi «allo sbigottimento e allo sconforto già dimostrato da esponenti culturali e politici della città di fronte al comunicato del sindaco Ferrari. Molti di noi erano presenti quando l’assessore Parodi ha garantito che la biblioteca sarebbe stata trasferita in Cittadella, ma che avrebbe mantenuto anche l’affitto in piazza Appiani, sostenendo, di fronte a domande e perplessità della piazza, che “due biblioteche sono meglio di una” . Quindi o l’amministrazione cambia “visione” ogni mese, o ha mentito ai suoi cittadini, in particolare a quelli che hanno davvero a cuore la cultura e le sorti della biblioteca».

“A Sinistra” dunque invita «tutte le associazioni, comitati, movimenti, cittadini e forze politiche a coordinarsi e a lavorare insieme per preservare e valorizzare l’importante patrimonio culturale della città, per dare a Piombino la biblioteca e gli archivi storici che merita: tutti i soggetti coinvolti devono far sentire forte la propria voce, poiché al sindaco non passa neanche per la mente di ascoltare i suoi cittadini e cercare un percorso partecipato».

L’associazione si chiede poi lo scopo di spostare il Centro giovani, «frutto di un lungo percorso durato anni, che ha visto la partecipazione e il coinvolgimento attivo dei giovani, nella figura della Consulta giovanile ed è specchio delle richieste espresse; spostarlo nel polo culturale potrebbe farne perdere l’identità? E i giovani piombinesi hanno richiesto un centro culturale?»

«Scandalose» vengono infine definite da “A Sinistra” le affermazioni di Ferrari, perché «allontanare dalla vista le persone con problemi per non disturbare i cittadini è indegno di una società civile, perché la civiltà di un popolo si dimostra proprio dalla cura dei più fragili, dalla sua capacità di integrarli e farli sentire partecipi senza limitazioni. I ghetti appartengono a un’altra storia, che non si deve ripetere». —

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