Il presidio
Indagine della Procura e conto presentato all'armatore
PIOMBINO. Come sia stato possibile far passare 5 anni a vuoto, se si è trattato di sottovalutazioni o inadempienze forse lo chiarirà la Procura di Livorno che recentemente ha aperto un fascicolo d’indagine sul caso.
Greenpeace per mano di Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento, ha formalizzato il 20 novembre la richiesta di accesso agli atti al ministero dell’Ambiente sull’operazione in corso nel golfo di Follonica. «Nell’ottica della trasparenza – dice Ungherese – chiediamo che siano resi pubblici al più presto i costi sostenuti finora dalla pubblica amministrazione, i dati relativi alla caratterizzazione chimico–fisica delle ecoballe recuperate a partire dallo scorso agosto e le altre analisi ambientali che possano escludere eventuali sversamenti di microplastiche e reflui dalle ecoballe oltre a possibili danni all’ecosistema marino».
Nelle scorse settimane all’armatore e al proprietario della nave IVY 1, il cargo che oggi batte bandiera di Panama e ha aggiunto la cifra 1 al nome che portava all’epoca della dispersione del carico, il Reparto Ambientale Marino, struttura specialistica che è incardinata al ministero dell’Ambiente, ha notificato quanto già scritto in un provvedimento del 2018. In pratica, un passaggio formale per richiamare l’armatore turco e il proprietario della nave, Wakes & Co e IVY Shipping Ltd, alle proprie responsabilità. Lo Stato quantificherà loro le spese sostenute, con un’applicazione tardiva del principio che chi inquina paga.
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