Il Tirreno

«Il consenso dei riesi si conquista con i fatti e non con le promesse»

«Il consenso dei riesi si conquista con i fatti e non con le promesse»

L’ex sindaco di Rio Marina Bosi era tra i favorevoli alla fusione «Ma il dissenso si sta estendendo anche tra chi si schierò per il Sì»  

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L’intervento/1

«Ho letto numerosi articoli nei quali viene ampiamente criticata la fusione avvenuta tra Rio Marina e Rio nell'Elba costituendo il Comune unico denominato Rio. È vero che non tutti furono favorevoli all'operazione che tuttavia venne approvata da una larga maggioranza». È quanto sostiene Francesco Bosi, ex parlamentare nelle fila dell’Udc e per anni sindaco del Comune di Rio Marina. Bosi, nel 2017, si schierò a favore della unificazione tra i Comuni di Rio Marina e di rio nell’Elba. A distanza di più di tre anni da quando il referendum sancì la fusione, Bosi analizza il dissenso emerso in questi giorni, raccolto sulle pagine del Tirreno attraverso interviste ai cittadini, interventi e prese di posizione di nuovi e vecchi amministratori.

«Le ragioni di questo forte dissenso – spiega l’ex sindaco di Rio Marina Francesco Bosi – non si fermano a coloro che lo espressero in tempo debito ma stanno allargandosi a numerose altre persone che a suo tempo votarono a favore. Dunque: cosa è successo? Quali sono le ragioni? Una di quelle più citate è dovuta al fatto che le località più piccole: Rio nell'Elba e Cavo si troverebbero prive di servizi essenziali come trasporti, vendita di giornali, di marche da bollo, disinformazione etc. Insomma i servizi che dovevano omogeneizzare il territorio nuovo Comune non sarebbero avvenuti».

Secondo l’ex parlamentare democristiano le critiche «si estendono anche al più generale funzionamento dell'amministrazione, benché il numero dei dipendenti sia cresciuto così come il "premio" di fusione regionale abbia rimpinguato le casse comunali. I più critici se la rifanno con i sindaci che dettero vita alla fusione, vale a dire Renzo Galli e Claudio De Santi. A questo proposito non mi sottraggo a dire che anch'io fornii il mio appoggio politico considerando che elementi come la continuità, la dimensione territoriale e il numero degli abitanti, aveva oggettivamente tutte le buone ragioni per procedere».

Anche Bosi, tuttavia, pone dei dubbi sull’incisività dell’azione di trasformazione del Comune da parte della nuova amministrazione. «Ritengo poi di aggiungere – dice – che nonostante le cose fatte dall'attuale amministrazione, si notano tempi troppo lunghi per risolvere problemi di riassetto territoriale. Per fare degli esempi voglio citare il grande problema della manutenzione delle aree ex- minerarie la cui risistemazione costò circa 10 milioni di euro risulta da lungo tempo abbandonato, vanificando con ciò l'antica situazione di forte degrado che già si può vedere nelle occasioni di grandi piogge. Mi chiedo se l'aver sprecato una cifra così alta, pagata dallo Stato, non possa essere perseguita dalla Corte dei Conti. Continuando a parlare di cose concrete e tanto attese voglio citare le famose Terme di Cavo e del loro grande valore turistico e quindi economico: anch'esse sono ancora prive di un progetto urbanistico senza il quale non si può procedere come è necessario. Sempre per Cavo voglio citare il degrado del Mausoleo Tonietti, amato ed ammirato da tutti, ma ridotto ad un degrado che lo pone a forte rischio. Aggiungo infine i lavori della Valle di Riale, la strada provinciale chiusa da anni per il famoso sinkhole ed infine la caserma dei carabinieri che doveva essere finita in pochi mesi. La conclusione è che il consenso all'azione amministrativa, da parte della popolazione, si conquista per le cose fatte e non per quelle promesse». —



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