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Con la “frana di crollo” venuti giù massi anche di 25 tonnellate
marciana
Ad aumentare i grossi guai dell’isola con una pandemia in crescita è arrivata la maxi frana di qualche giorno fa a Campo Lo Feno, lungo la provinciale 25. E l’anello occidentale elbano, una delle parti più belle dell’Elba è ora interrotto con disagi importanti. Di positivo c’è solo che nessuno si è fatto male, ma grandi sono i danni causati dai pesanti massi rotolati a valle, pietre pesanti anche 25 tonnellate l’una come ha fatto notare Andrea Solforetti, il consigliere delegato della provincia livornese. È stato eseguito un sopralluogo di ingegneri e tecnici e stanno partendo le opere per liberare la strada e mettere in sicurezza il pendio del Monte Capanne, che ha prodotto un crollo di una intensità e grandezza forse seconda solo ad altre frane capitate nel 1986.
Ma di che tipo di frana si tratta? Abbiamo consultato specialisti e il fenomeno si chiama “frana di crollo”. Ne esistono altri tipi, secondo la classificazione geologica, ad esempio frana di scivolamento, con movimento rotazionale, per cotamento e altre. Vediamo le caratteristiche delle frane di crollo. Un fenomeno che determina il distacco improvviso di grosse masse di roccia disposte su pareti molto ripide per cui i massi, che hanno perso la loro condizione di staticità, rotolano pesantemente e rapidamente verso il basso, finché il materiale raggiunge, dopo rimbalzi e rotolamenti, un nuovo equilibrio. E come accade che le rocce perdono il loro equilibrio che le fa stare ferme per decenni se non secoli? I tecnici dicono che «il crollo si attua in funzione dell’angolo di taglio del materiale. L’angolo di taglio è quello compreso tra la base della montagna e la linea immaginaria che segue il suo pendio; se i massi assumono una posizione oltre tale angolo, perdono la staticità e rotolano verso il basso innescando poi reazioni a catena di altre parti rocciose».
Un po’ come quando noi siamo in piedi sul pendio e cadiamo in avanti se ci sporgiamo troppo e perdiamo il nostro equilibrio che ci fa stare dritti, in piedi, e precipitiamo lungo il pendio. Ma nel caso delle pietre, talune di diverse tonnellate, la frana determina un crollo pauroso e ampio di materiali rocciosi, tanto che vengono abbattuti alberi e piante fino ad arrivare, come è accudito a Capo Lo Feno, fino alla strada e oltre. —
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