Fissano incontri con uomini, poi li derubano
Due gli episodi contestati a una trentenne di Follonica, una piombinese di 45 anni e un ventiseienne marocchino
PIOMBINO
La rapina alla gioielleria Malucchi di Follonica non era stata probabilmente ancora organizzata. Sarà messa a segno mesi dopo, nel marzo del 2019.
Ma una delle donne finite in carcere per quel colpo, Arcangela Pellegrini, trent’anni di Follonica, era già stata denunciata da due uomini per lo stesso reato, quello di rapina: in entrambi i casi, aveva accettato di passare la serata con loro, probabilmente facendo intendere che la conclusione sarebbe stata ben diversa.
La prima volta infatti, il 19 ottobre del 2018, insieme a Federica Libeccio, 45 anni di Piombino e a Khalid Jarmouni, 26 anni, avrebbe dato appuntamento a un uomo conosciuto quindici giorni prima su Facebook, dove si era presentata con un nome del profilo falso, “Ivana Marzo” sulla spiaggia.
Un appuntamento che però per l’uomo, che probabilmente si era presentato aspettandosi un epilogo differente, si sarebbe trasformato in un incubo: Pellegrini, Libeccio e Jarmouni si erano presentati con il volto parzialmente coperto, la prima con il collo del maglione alzato, la seconda con una sciarpa e il giovane marocchino con una bandana. Sarebbe stato quest’ultimo a brandire una mazza da baseball tenendo fermo l’uomo con cui la Pellegrini aveva preso un appuntamento, cingendolo con le braccia da dietro per impedirgli di muoversi e di allontanarsi mentre la Libeccio brandiva una spranga. La Pellegrini quindi avrebbe sfilato dalla tasca posteriore dei pantaloni dell’uomo cinquanta euro e un telefono cellulare e – per assicurarsi la fuga – i tre gli avrebbero intimato di restare in ginocchio e di non guardarli. «Altrimenti ti uccidiamo con un colpo di pistola», gli avrebbero detto.
In tribunale a Grosseto il procuratore capo Maria Navarro, che ha chiesto per tutti e tre il rinvio a giudizio, ha contestato a Pellegrini (difesa dall’avvocato Roberto Cerboni), a Libeccio, (difesa dall’avvocato Andrea Napolitano), a Jarmouni (difeso dall’avvocato Massimo Landi), non solo il reato di rapina a mano armata ma anche quello di lesioni: l’uomo infatti era stato al pronto soccorso: il giovane marocchino lo aveva trattenuto con forza, causandogli dolori a entrambi gli avambracci giudicate guaribili in cinque giorni oltre al porto abusivo di armi, perché si erano presentati sulla spiaggia con una mazza da baseball e con una spranga di ferro.
L’uomo che aveva fissato un appuntamento sulla spiaggia con la trentenne non sarebbe stato la sua unica vittima. Pochi mesi dopo, il 5 gennaio del 2019, Arcangela Pellegrini, utilizzando il nome falso di Angela Pazzagli o Pazzaglia, si sarebbe presentata a un noto imprenditore della zona nord della provincia, facendogli credere, dopo averlo seguito nella sua abitazione, che avrebbe fatto sesso con lui. L’uomo, che ha 76 anni, sarebbe cascato nel tranello: la trentenne, dopo averlo mandato in bagno per farsi una doccia, gli avrebbe rubato un telefono cellulare Huawei e gli avrebbe portato via anche il portafogli con 250 euro in contanti, il bancomat e la carta di credito, la patente, la tessera sanitari, la carta d’identità e due assegni in bianco, per fortuna senza la firma dell’imprenditore prima di dileguarsi.
Quando il settantaseienne è uscito dalla doccia, della donna e del rendez - vous romantico al quale aveva probabilmente pensato, non c’era più nemmeno l’ombra. Anche lui, come l’altro uomo che sarebbe stato rapinato sulla spiaggia, non ha potuto fare altro che sporgere querela. Giovedì, di fronte al giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna, il procuratore ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e tre: la prima udienza del processo, di fronte al collegio presieduto da Adolfo Di Zenzo, si terrà a febbraio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
