Il presidio
Chiusura del Circolo Arci Sit-in di protesta in strada
Al fianco dei rappresentanti del direttivo anche l’amministrazione comunale «Il governo riveda la misura, è sbagliato penalizzare l’associazionismo diffuso»
suvereto
«È sbagliato penalizzare l’associazionismo diffuso, che contribuisce al benessere di tante persone e che è l’antidoto alla solitudine e all’isolamento, all’impoverimento culturale e materiale». A dare voce alla protesta al Circolo Arci Elio Veracini di Suvereto per il consiglio direttivo è Rossano Pazzagli. L’iniziativa per dire no alle misure dell’ultimo Dpcm che impongono la chiusura dei centri culturali, sociali e ricreativi, si è svolta nell’ambito della mobilitazione lanciata dall’Arci nazionale “Curiamo la socialità”.
Intorno a mezzogiorno il 30 ottobre si è svolto un piccolo presidio nel centro storico, davanti alla sede del circolino, alla presenza del presidente Antonio Tamburini, di alcuni membri del consiglio direttivo e di diversi soci e con la partecipazione anche del sindaco Jessica Pasquini e del consigliere comunale Claudio Parenti in rappresentanza del Comune di Suvereto.
Il Circolo Arci di Suvereto ha 240 soci ed è un punto di riferimento per l’intera comunità, luogo di incontro di giovani e anziani che si ritrovano qui in sicurezza, senza assembramenti, avendo adottato tutte le misura finora previste. «Chiuderlo del tutto è un atto violento e immotivato», dice Pazzagli nel suo intervento che è documentato anche sulla pagina facebook del circolo. Che prosegue: «Evidentemente chi decide dall’alto nono conosce le condizioni delle realtà locali, non conosce la condizione delle persone e dei territori».
Pazzagli che per conto del consiglio direttivo, pur riconoscendo l’emergenza, ha stigmatizzato le misure che ordinano la chiusura totale e indiscriminata dei circoli, auspicando che il governo faccia marcia indietro, riconoscendo il valore dell’associazionismo diffuso per il benessere della collettività. «Noi speriamo che il governo faccia marcia indietro altrimenti non ci restano che la protesta e la disubbidienza – afferma –. Per questo ci uniamo alla mobilitazione che oggi l’Arci sta svolgendo nel Paese, per dire che oltre al covid bisogna curare la socialità, la cultura, la vita». «Altrimenti – conclude – si muore anche senza ammalarci». —
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