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ambiente e specie a rischio 

Spiaggiata alla Chiesina Mobula trainata al porto

Cecilia Cecchi
Spiaggiata alla Chiesina Mobula trainata al porto

Mancusi (Arpat): «Dai test sui campioni lo stato del mare» Della rimozione si è occupata una ditta specializzata 

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BARATTI

Non ce l’ha fatta a passare la notte. Prognosi esatta di chi l’aveva assistita per giorni.

Stavolta la mobula è stata trovata spiaggiata alla Chiesina, ormai morta. I biologi che hanno cercato di aiutarla sin da prima che arrivasse nel Golfo di Baratti, tute da sub e mascherine chirurgiche, l’hanno trainata fino al porto. Quasi una piccola processione, seguita da terra da un capannello di persone, dispiaciute. Nel silenzio solo il rumore delle piccole onde. Allo scivolo di alaggio del porto anche il comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Piombino Valerio Chessari.

Un telo a terra. Poi la mobula – erroneamente, definita manta durante i primi avvistamenti – è stata issata dove poteva essere vista e misurata da biologi e ricercatori per i prelievi; insieme Cnr, Cites Università di Siena, Centro Studi Squali – Massa Marittima, Arpat. Con, sempre, capitaneria di porto, carabinieri forestali, polizia municipale di Piombino, a tenere a distanza i tanti curiosi. Molto si è tentato, ma c’era poco da fare: le ferite che aveva riportato (forse) da più di una cattura accidentale l’avevano resa vittima incurabile. Suoi mortali nemici – evidente – i mezzi di pesca comunemente usati: reti a strascico, tonnare o lenze utilizzate in genere per il pesce spada.

Ad attendere la mobula al porto, per l’Osservatorio Toscano Biodiversità della Regione Toscana, Cecilia Mancusi (settore mare di Arpat): «Abbiamo preso le misure secondo quanto richiesto da Medlem – spiega – progetto di monitoraggio dei pesci cartilaginei di grandi dimensioni nel mar Mediterraneo. Un animale grande, 3 metri e 40 di apertura alare. La coda? Spezzata... sintomo che non stava bene da tempo. Dai prelievi fatti cercheremo di capire di più. Purtroppo non siamo riusciti a recuperarla in alcun modo e della rimozione si è occupata una ditta specializzata in questo tipo di servizi». Strano scenario. Un grande pesce morto trattato, se possibile, con delicatezza; sei persone per rovesciarlo, con le punte delle ali che accennavano ancora movimento... «Il test tossicologico – prosegue Mancusi – servirà a stabilire se ci sono contaminazioni da inquinanti nel nostro mare. Dal contenuto dello stomaco e dell’intestino, da cosa aveva mangiato, si potrà stabilire la presenza o meno di microplastiche». Campioni che serviranno per genotipizzare l’animale per la banca dati internazionale. Perché anche le popolazioni del Mediterraneo non sono tutte uguali. Mobula specie a rischio secondo Cites, massimo grado di protezione come cetacei e tartarughe. –



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