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Allo Scoglietto un cimitero delle Pinna Nobilis: Nurra individua 41 bivalve, tutte morte

Stefano Bramanti
Allo Scoglietto un cimitero delle Pinna Nobilis: Nurra individua 41 bivalve, tutte morte

La lenta agonia causata da un parassita: ma il biologo dell’Università di Torino non si dà per vinto e vuole proseguire la ricerca di esemplari superstiti

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Nicola Nurra, biologo marino portoferraiese, che insegna all’Università di Torino, ha compiuto una serie di immersioni nella zona di tutela biologica Le Ghiaie-Scoglietto. Sperava di trovare esemplari del bivalve Pinna nobilis ancora vivi, per tentare un’azione anti estinzione in extremis. Ma in una indagine, seppur limitata rispetto a quella che voleva fare, ha trovato 41 esemplari tutti privi di vita. Si è immerso nel mare antistante la costa rocciosa oltre Le Ghiaie, andando verso est, fino alla spiaggia delle Viste proprio per indagare riguardo alla presenza di questi molluschi, i più grandi del Mediterraneo. Da tempo gli scienziati pensano che ormai la specie Pinna nobilis presto sarà estinta in natura.

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Tale situazione è dovuta all’azione negativa del parassita detto Haplosporidium pinnae responsabile di forti infezioni sistemiche tali da provocarne la morte. «Ho svolto attività subacquee – ha detto il professore al Tirreno – perché ho ricevuto incarico da parte del Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi dell’Università degli studi di Torino, di realizzare una serie di immersioni scientifiche subacquee finalizzate a definire lo stato di conservazione del mollusco bivalve Pinna nobilis. Ho ottenuto il nulla osta del Comune di Portoferraio e della Capitaneria di porto che mi ha rilasciato l’autorizzazione allo svolgimento delle attività. Rispetto al disegno sperimentale di partenza, a causa dei tempi tecnici e dei ritardi nell’espletamento delle pratiche burocratiche, non ho potuto portare a termine quanto previsto, limitando l’ispezione a un’area di soli 50mila metri quadrati, all’interno della quale, attraverso osservazioni preliminari, avevo individuato la presenza del bivalve. Durante le immersioni subacquee, oltre a notare la vasta prateria di Posidonia che già conoscevo per precedenti analisi in zona, ho annotato la presenza di 41 esemplari di Pinna nobilis, nessuno dei quali è risultato ancora in vita, 20 scalzati dalla sede originaria, 21 ancora in situ (vedi foto). La mortalità nell’area ispezionata è del 100%». La più lunga bivalve individuata dal Nurra, che si è immerso tra 10 e 20 metri di profondità, misurava 72 centimetri, poi ce n’erano di tante altre misure e in linea con la letteratura scientifica degli ultimi quattro anni, in merito agli eventi di mortalità di massa del bivalve Pinna nobilis, in varie aree del Mediterraneo, anche nella porzione monitorata della zona di tutela biologica Le Ghiaie – Lo Scoglietto, non si segnalano esemplari in vita. «Le condizioni delle valve degli individui scalzati, – dice Nurra andando verso le conclusioni – sono ormai seminfossate nel substrato e suggeriscono che in questa zona dell’isola il parassita Haplosporidium pinnae agisca già dall’estate del 2018. Gli esemplari ancora presenti nella loro sede naturale sono morti da tempo: alcuni infatti sono occupati da murene, altri da molluschi gasteropodi, altri hanno accumulato all’interno sedimento sciolto e frammenti di rocce. Sebbene si tratti di una porzione limitata della zona di Tutela Biologica, questo scenario suggerisce che tutta l’area è stata infettata dal parassita e che le possibilità di trovare esemplari viventi sia molto limitata».

Ma il docente vorrebbe in seguito completare le sue analisi e ritiene opportuno verificare, durante la stagione invernale, se all’interno della prateria di Posidonia vi siano presenti giovani esemplari di Pinna che nel momento del massimo rigoglio della prateria possono facilmente sfuggire all’osservazione e di conseguenza verificarne lo stato di conservazione. «Sarebbe inoltre auspicabile – conclude – pianificare interventi finalizzati alla ricerca di esemplari ancora in vita in altri distretti dell’Elba e in accordo e collaborazione con il Parco nazionale dell’arcipelago toscano, si potrebbe verificare la consistenza dei popolamenti anche nelle altre isole. Se trovassi qualche esemplare in vita, costituirebbe un’opportunità irrinunciabile per comprendere meglio le contromisure da adottare in laboratorio per selezionare in vitro esemplari parassita resistenti». –
 

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