Il presidio
Cinghiali, è polemica nell’Atc Gli agricoltori sono infuriati
Il rappresentante della Coldiretti a Simoni: «I cacciatori vogliono tutto questo L’Elba non deve essere più “zona vocata”, ormai i danni sono insostenibili»
portoferraio
Acque agitate nell’Atc-10, in merito alla richiesta di eradicazione degli ungulati avanzata dai primi cittadini del versante occidentale dell’Isola, dove maggiori si sono riscontrati i danni all’ambiente e alle colture. Dopo le puntualizzazioni del presidente Carlo Simoni che ha voluto precisare che il problema “ungulato” affligge da tempo l’Isola e, al di là delle responsabilità primigenie, è stato affrontato a più riprese senza risultati strutturali tangibili, ora a far sentire la propria opinione è Vittorio Rigoli, imprenditore agricolo, eletto in Atc-10 come rappresentante della Coldiretti ma oggi dimissionario. «L’Atc – esordisce - tende a sminuire la portata del provvedimento “area vocata per il cinghiale”. Ma allora verrebbe da chiedersi per quale ragione l’abbia tanto caldeggiato». Però il presidente Simoni aveva ammesso: «Riteniamo che i concetti di “area vocata” e “area non vocata” debbano essere sostituiti da criteri diversi che non siano pregiudizievoli per alcune tipologie di intervento e che siano inclusivi e non esclusivi, come fino ad oggi intesi e tarati sugli obiettivi. Obiettivi condivisi, perseguibili e tollerabili, non estremisti e radicali. Ciò comporta non solo grande competenza e professionalità da parte di tutte le forze in campo ma anche l’adozione di misure sinergiche fra enti e organismi territoriali che rimuovano le barriere ideologiche e favoriscano la coesione e la partecipazione».
Incalza Vittorio Regoli: «Forse è bene ricordare quanto l’Atc conosce bene. La legge prevede che nelle aree non vocate il prelievo di animali sia non conservativo, mentre le aree vocate sono destinate “alla gestione conservativa di una o più specie di ungulati”. Nel primo caso è possibile ragionare di eradicazione, nel secondo è escluso, anzi le popolazioni di cinghiali vanno conservate, proprio quello che vogliono i cacciatori. Peraltro, i cacciatori si battono per un tipo di caccia particolare che è la braccata, la caccia non selettiva di ampi gruppi di cacciatori con l’ausilio dei cani che, come è stato rilevato, arreca un grave disturbo alla fauna selvatica. Il risultato immediato della caccia viene ampiamente compensato dal danno dovuto all’alterata dinamica di popolazione generata. Per quanto riguarda l’efficacia di prelievo del trappolamento (quando le gabbie non vengano neutralizzate da soggetti con turbe varie) chiunque abbia avuto esperienza diretta con tale metodo, e conosce i numeri, sa bene quanto funzioni. Stenderei un pietoso velo sulla farsa della distribuzione di gabbie agli agricoltori da parte Atc». Infine il presidente di Coldiretti di Livorno, Simone Ferri Graziani: «Mentre la politica decide gli ungulati distruggono l’Elba. Non si perda altro tempo e si organizzi al più presto una azione di cattura e prelievo».
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