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«L’acquario poteva funzionare solo con un ampliamento»
Il direttore dell’Ibem, che nel 1983 inaugurò la struttura nell’ex falegnameria ricorda il progetto approvato dall’ex sindaco Guerrieri ma poi rimasto irrealizzato
/ PIOMBINO
Avrebbe tutte le ragioni del mondo per essere arrabbiato. In fin dei conti l’acquario nacque con l’istituto di biologia ed ecologia marina che lui guida da sempre. E invece, Roberto Bedini, direttore dell’Ibem di Piombino non ce la fa a essere più di tanto dispiaciuto per la chiusura dell’acquario, decisa negli ultimissimi giorni dall’amministrazione comunale. Con buona pace di chi finora l’aveva gestito (l’Ibem fino al 2016, poi la famiglia Pistolesi) e degli animali che hanno trovato una nuova sistemazione all’acquario di Livorno.
Eppure la vita professionale, e non solo, di Bedini ha girato, e gira tutt’ora intorno al mare, ma per lui quell’acquario, così com’è rimasto per tanti anni, non valeva la pena di restare aperto. Era un po’ un acquario che ci ha provato ma che non ce l’ha mai fatta. «Piombino è una città sul mare – le parole del direttore dell’Ibem – L’idea è sempre stata quella di valorizzare l’ambiente mare e tutte le possibili attività correlate che comportino un ritorno di immagine ma anche un riscontro economico. In tal senso, tutte le ricerche fatte dall’istituto sono state nel tempo finanziate dai ministeri o da progetti universitari. L’acquario, in quest’ottica, era importante per la propria funzione educativa. Per far conoscere alle persone la vita marina».
Nacque così nel 1983, insieme all’istituto, nei locali della ex falegnameria del Comune. «Vennero rifatti i pavimenti, il tetto e, inizialmente, c’era un laboratorio di elettrofisiologia dove fecero uno studio, per una collaborazione con l’università di Pisa, i professori Valter Francesconi e Fulvia Berton, che oggi lavorano a San Diego, in California – ricorda Bedini – La principale attività dell’istituto è sempre stata la ricerca e l’acquario aveva una grandissima importanza dal punto di vista ambientale e turistico».
Perché allora non ci dovremmo rammaricare adesso della sua chiusura? «La storia dell’istituto e dell’acquario ha fatto passi in avanti da metà degli anni Ottanta per un decennio circa – spiega Bedini – Nel 1995, con il sindaco Luciano Guerrieri, nacque un progetto di ampliamento dell’acquario nelle segrete fino a piano terra di palazzo Appiani. Ma non fu mai realizzato. Le successive amministrazioni evidentemente non erano interessate. E l’acquario è rimasto quello piccolo per il quale non si poteva nemmeno far pagare un biglietto. Una volta ci provammo, con un ticket di 3 euro, di sabato, ricavando un introito insignificante. E da lì in poi è sempre stato gratuito».
Insomma, un acquario che ha provato a esserlo, senza riuscirci, secondo Bedini. «I turisti a Piombino vengono per il mare – dice il direttore dell’Ibem – Se fosse stato ampliato come da progetto, avremmo potuto far pagare un biglietto, tenere una persona stipendiata in presenza, e avrebbe avuto un senso concreto. Già da tempo dicevo a Juri Pistolesi, biologo che ho avuto con me all’istituto, di mollare la gestione, perché prima o poi sarebbe stato chiuso. Era una spesa e basta. Noi L’abbiamo sempre usato con le scuole che, però, già pagavano una quota per far trascorrere ai ragazzi un giorno da biologi qui all’istituto».
Visite che d’ora in poi mancheranno. «Beh, a noi è stato proposto di fare un acquario alla Chiusa di Pontedoro – afferma Bedini – Un acquario degno di tale nome. Grande. E l’amministrazione potrebbe collaborare, trasferendovi le vasche grosse rimaste nell’acquario appena chiuso. Ce ne sono tre grandi, poi i filtri, gli ossigenatori, l’insegna, che adesso non servono a nulla. Se va in porto, per il momento è solo un’ipotesi, sappiamo benissimo come fare un acquario di grosse dimensioni, e diventerebbe complementare a quello che facciamo noi all’istituto. E sarebbe perfetto per le nostre intenzioni. Mi spiego: da sempre abbiamo avuto interesse a tenere e a far conoscere le specie del nostro mare, le specie mediterranee. Queste spesso non sopportano gli sbalzi di temperatura. La fortuna di dove siamo ora, acquario compreso, ed eventualmente di Pontedoro, è l’essere sul mare, con la possibilità di pompare direttamente acqua marina. Qui a palazzo Appiani e al vecchio acquario ci sono le tubature che portano direttamente l’acqua del mare. Voglio essere chiaro – conclude Bedini – Io ho sempre detto che l’acquario così com’era andava chiuso. L’ho detto anche alla nuova amministrazione. Andavano a vederlo i bambini? Sì, ma non era il modo giusto di valorizzare una struttura piombinese che avesse un alto livello per l’ambiente mare. Il progetto degli anni Novanta avrebbe portato a un vero acquario che sarebbe stato un pezzo importante di tanto altro: laboratori, il museo del mare, l’università, gli istituti di ricerca, le esercitazioni anche per studenti universitari. Ma per com’era rimasto negli anni, no, non ne valeva la pena». —
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