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Gruppo 2019 boccia il protocollo d’intesa sulle aree estrattive

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CAMPIGLIA

Fanno due conti e la riconversione non ci sarà prima del 2050. È tra le ragioni che hanno portato i consiglieri comunali del Gruppo 2019 a votare contro l’approvazione dello schema di protocollo d’intesa per il recupero e lo sviluppo del patrimonio ambientale, industriale, archeologico e culturale dell’area di Monte Calvi a Campiglia Marittima. «La concessione in essere scadrà nel 2028 e già si parla di un rinnovo da parte della Regione che per 25 anni per cui si fa presto a fare il conto», sostengono.

Il progetto tracciato dal protocollo, infatti, prevede una nuova concessione per la cava di Monte Calvi, sulla base del nuovo Piano regionale cave approvato dalla Regione Toscana il 21 luglio 2020. La riduzione dell’area di giacimento dai 30 ettari attuali ai 15 ettari e la cessione al Comune di Campiglia Marittima da parte di Cave di Campiglia delle proprietà di Pozzo Earle, Fornelli di Monte Rombolo, Etruscan Mines. «La quantità estraibile da Monte Calvi è passata da 21 a 16 milioni di metri cubi, ma si trattava di volumi assurdi in relazione alle verosimili esigenze, e anche in questo modo rimangono volumi più che doppi di quelli di Monte Valerio che sono rimasti inalterati nell’approvazione del Piano cave», rileva il Gruppo 2019. E ancora: «Pare molto difficile ipotizzare che l’attività estrattiva rimanga nell’attuale sede in modo tale da giustificare i quantitativi che la Regione Toscana ha assegnato a Monte Calvi. Sembra invece logico che si riproponga l’interesse per la realizzazione del progetto di congiunzione dei fronti cava di San Carlo e Campiglia nel territorio comunale di San Vincenzo». —

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