Il Tirreno

«Ci manca il compagno di banco, ma è bello essere di nuovo in classe»

Luca Centini e Stefano Bramanti
«Ci manca il compagno di banco, ma è bello essere di nuovo in classe»

Il primo giorno degli studenti tra mascherine, distanziamenti e ingressi separati: «Con queste regole è tutto un po’ strano»

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PORTOFERRAIO. «È stato bello tornare, ma è tutto diverso». «È un primo giorno strano, e poi i prof con le mascherine! Non ci siamo mica abituati». «Non ci possiamo scambiare penne e quaderni, non abbiamo neanche più il compagno di banco».

Sono solo alcuni commenti dei ragazzi appena usciti da scuola. La prima campanella dopo i mesi di lockdown e di vacanze estive è suonata. Tanti i sorrisi tra i ragazzi ma anche una leggera sensazione si straniamento per i tanti cambiamenti in un colpo solo.

«È stato un avvio leggero, come avviene tutti gli anni per ingranare – raccontano un gruppetto di ragazzi del Cerboni che intorno alle 11, suonata la campanella, sono andati alla Coop per comprare qualcosa da mangiare – Si parte con poche ore e comunque è stato divertente essere di nuovo tutti insieme. Man mano la scuola ci farà affrontare compiti molto più intensi finalmente con le lezioni in presenza».

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Appena fuori dai cancelli dell’Itcg Cerboni ci sono Selvaggia e Nikita, due alunni della scuola di piazzale buttafuoco. La prima è della seconda classe del turistico: «Mi ha fatto un effetto strano rientrare, anzi un po’ traumatico per il fatto di essere stati così tanto tempo senza scuola, eravamo impegnati solo con le elezioni a distanza. Una sorta di risveglio dopo tanto». Mentre il ragazzo che fa la quinta grafico spiega: «Dopo sei mesi è veramente strano ritrovarsi. Le sensazioni sono particolari ma non è cambiato poi molto. Si, ci sono dei limiti per i distanziamenti, le mascherine, è necessario. Però si siamo ritrovati con gli amici di sempre».

Alla fermata dei bus si riunisce, dopo la campanella che sancisce la fine delle lezioni, la maggior parte degli studenti delle scuole superiori elbane. «Non abbiamo più un compagno di banco, eravamo staccato l’uno dall’altro, non possiamo muovere neanche i banchi. Le regole sono nuove e tante. E ovviamente, hanno cambiato il nostro modo di stare a scuola – raccontano Agata e Viola, iscritte al liceo classico in centro storico – i bus sono abbastanza pieni, così come le navette che ci portano fino a qui, tanto che ho deciso di venire a piedi. Ci siamo sentite più al sicuro».

Tornare dopo sei mesi in realtà scolastiche modificate per ridurre i contagi non è stato semplice. «Beh, siamo entrati a gruppi, in percorsi separati – raccontano Paolo e Martina, studenti del Cerboni – la ricreazione l’abbiamo fatta in classe, dobbiamo stare separati e non ci possiamo passare neanche una penna. È tutto cambiato, ma comunque siamo contenti di rivederci. Troveremo il modo di stare a scuola e di tornare a divertirci». «D’estate dormivo come un ghiro, stamani mi sono svegliato alle sette. Mi devo riabituare!». Così Lorenzo racconta il suo ritorno a scuola particolare. Frequenta il Cerboni ed è arrivato da Porto Azzurro per il primo giorno di lezione. «Non mi ero accorto che la scuola era così grande, stamani per arrivare in classe abbiamo fatto un percorso lunghissimo. Com’è stato? Bello tornare, anche se è diverso. Pensi che per fare educazione fisica dovremo portarci il pallone da casa». Daniele, in piedi a pochi metri da Lorenzo, racconta la sua prima ricreazione da seduto. «Dobbiamo seguire delle regole anti contagio e c’è molta attenzione nel tenere le distanze». Ma, insomma, i ragazzi so no contenti o no di essere tornati a scuola? «Dai, direi di sì – risponde Daniela, studentessa dello scientifico Foresi – almeno torniamo a fare qualcosa, non ne potevamo più di giocare solo a playstation». —


 

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