Il Tirreno

«Basta ecoballe e discariche, noi rispettiamo gli impegni presi»

Cristiano Lozito; ALTRO SERVIZIO A PAGINA 11

Giorgia Meloni fa tappa in discarica, e così un anno dopo Rimateria torna al centro di una competizione elettorale  

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Cristiano Lozito/PIOMBINO

Un anno dopo, la discarica Rimateria si ritrova al centro di una competizione elettorale. Il centrodestra ci ha costruito la vittoria alle Comunali, spezzando la linea di continuità del governo di centrosinistra che durava dal dopoguerra, stavolta prova a costruirci un pezzetto dell’offensiva al governo regionale. O quanto meno a convogliare i voti di una destra localmente parsa dopo le amministrative di giugno 2019 non sempre connessa sulla stessa frequenza, trovando un punto comune che convinca i meno allineati a votare Susanna Ceccardi, insomma «un simbolo», come lo ha chiamato la stessa Giorgia Meloni nella sua rapida tappa elettorale di ieri pomeriggio a Ischia di Crociano.

La visita di Meloni, dopo quella recente di Matteo Salvini, è un punto di questa strategia elettorale, l’altro è la presentazione e il voto sulla Variante Rimateria, a quattro giorni dalle elezioni regionali, il prossimo 16 settembre in consiglio comunale.

Con alle spalle i cumuli di rifiuti industriali, accompagnata dallo stato maggiore regionale del partito e dai candidati del collegio provinciale, Meloni ha dunque sostenuto, riferendosi a Rimateria, che «a fronte della pessima gestione della sinistra per decenni, Fdi con il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, si è battuto insieme ai cittadini contro il raddoppio della discarica ed è stato conseguente con gli impegni presi in campagna elettorale».Ma quindi la discarica va chiusa, come di fatto chiedono al Comitato di salute pubblica, tra l’altro ieri assente a Ischia di Crociano? La leader di Fratelli d’Italia offre una risposta da politica consumata: «Noi abbiamo detto no al raddoppio – dice – e vogliamo i carotaggi per capire se ci sono problemi per la salute e per l’ambiente. Questo è un territorio splendido che non può avere solo ecoballe, discariche e problemi ambientali legati alle acciaierie, mentre può vivere di turismo e per farlo ha bisogno di riqualificare il proprio territorio».

Insomma, la parola chiusura non la pronuncia Meloni, e nemmeno il sindaco Francesco Ferrari, che definisce la Variante «un atto politico importante. Noi siamo contro il raddoppio, poi la Regione con lo strumento dell’Aia può decidere diversamente. Cosa può fare Rimateria? Ha ancora quel che resta del “cono rovescio”, poi è la società che deve trovare soluzioni, stanno lavorando su delle idee. Comunque sia chiaro, io non voglio il fallimento, ma se ci si arriverà certo non sarà colpa nostra ma dell’indebitamento di Asiu, dei mancati accantonamenti, delle cattive gestioni».

Ferrari dunque va avanti con la Variante, «per creare una zona di verde pubblico, non con le altalene, sia chiaro, quello lo raccontava il vecchio progetto di Rimateria. Ma certo sarà uno spazio rinaturalizzato, che faccia da cuscinetto con l’area industriale, nel percorso che abbiamo scelto di diversificazione e di sviluppo turistico».

La Variante è rimasta a lungo nel cassetto, il Comune ha anche incaricato un legale di valutare eventuali ripercussioni legali (ma il suo parere ancora non è noto), per l’azione di uno dei soci privati, Navarra, che ha già depositato un atto di citazione per 25 milioni, col rischio di un coinvolgimento di coloro che approveranno lo strumento, se la Corte dei conti imponesse loro di risarcire in solido. Ferrari, nonostante anche in giunta non manchino voci diverse e perplessità, ha deciso di giocarsi tutto e di andare al voto in Consiglio. Con un risultato tutt’altro che scontato. —

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