Il Tirreno

museo a cielo aperto

Poggio del Molino, progetti e passeggiata tra i mosaici

Cecilia Cecchi
Immagini pubblicate da Patrizia Lorenzini sul gruppo social “Piccoli e grandi problemi di Piombino” per segnalare l’attuale situazione in tutta l’area del parco di archeologia condivisa di Poggio del Molino tra Baratti e Rimigliano: parziali recinzioni attorno alla zona di ricerca e mosaici scoperti
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Immagini pubblicate da Patrizia Lorenzini sul gruppo social “Piccoli e grandi problemi di Piombino” per segnalare l’attuale situazione in tutta l’area del parco di archeologia condivisa di Poggio del Molino tra Baratti e Rimigliano: parziali recinzioni attorno alla zona di ricerca e mosaici scoperti

Allarme social per il rischio vandalismi nell’area archeologica subito rientrato Megale: «Bando regionale vinto, formazione dei cittadini alla cura del patrimonio»

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POPULONIA. «Siamo capitati a Poggio del Molino e con gran dispiacere ci siamo resi conto dello stato in cui si trova. Le recinzioni sono a terra e si può entrare nell’area archeologica da più punti. I mosaici sono tutti scoperti... sembra di trovarci in un luogo dell’abbandono piuttosto che in un parco archeologico di valore. Come mai? » .
L’allarme via social rivela preoccupazione per questa (anche) unica villa romana dall’età tardo-repubblicana e imperiale, con vista mozzafiato tra Baratti e Rimigliano.
«Il sito è sorvegliato quotidianamente. I mosaici sono esposti per le visite e non sono vandalizzati...» risponde, a stretto giro, Carolina Megale archeologa che del sito si occupa già da prima dell’esproprio del terreno alla società svizzera che ne era proprietaria, braccio e mente con l’associazione Past in Progress del primo “scavo autofinanziato”.
Accantonati gli effetti collaterali dell’emergenza Covid-19 e il mancato contributo nella ricerca dei tanti studenti italiani e stranieri sempre più coinvolti «le operazioni di consolidamento riprendono da settembre – assicura Megale – anche grazie al fatto che il parco di Poggio del Molino –prosegue – si è aggiudicato il primo posto nella graduatoria dei 106 partecipanti al bando Rigenerazione urbana a base culturale e potrà godere del finanziamento regionale».
Ricerca di archeologia condivisa di nome e di fatto, confinante ma non ancora incluso – operazione in studio da tempo – nell’area di Parchi Val di Cornia. «Il sito è protetto da una cancellata – aggiunge Megale – e la rete in qualche punto aperta serve proprio ai cittadini che ne controllano insieme a noi lo stato di conservazione. Mai stato un atto vandalico sul patrimonio. Per conservare i mosaici – ricorda – raccogliamo finanziamenti su Art bonus. Comunque un grazie per l’attenzione, è la dimostrazione di attaccamento a questo luogo di cui noi ci prendiamo cura con finanziamenti privati da 12 anni». Tra gli interventi social c’è chi ricorda del taglio di pini e altre piante nell’area a ridosso (primavera 2018), sistemazione necessaria per la messa in sicurezza della via d’accesso allo scavo archeologico.
«Si procederà – sottolinea l’archeologa – anche con la campagna di conservazione dei mosaici e delle strutture. Sarà questa la base per il progetto di Rigenerazione che abbiamo vinto insieme al Comune finanziato dalla Regione Toscana. Importante la collaborazione assicurata dall’assessore alla cultura Giuliano Parodi». Megale, Past in Progres insieme alle associazioni del territorio: già primi contatti con “Amici di Vittorio”.
«Per il bando Rigenerazione urbana a base culturale promosso dalla Regione Toscana – dice ancora Carolina Megale – nell’ambito di Giovanisì i progetti finanziati sono stati 10. L’associazione culturale Past in Progress riceverà il contributo regionale massimo previsto, con un punteggio di 95 su 100. Il bando sostiene i progetti culturali multidisciplinari in spazi pubblici o privati per favorire la riqualificazione. Per una “città difficile” come Piombino, da anni impegnata in una riconversione economica che generi nuove opportunità legate al turismo balneare, sportivo e culturale, investire nel patrimonio storico-archeologico significa accentuare il ruolo sociale della cultura. Da qui la possibilità di formazione dei cittadini alla cura del patrimonio culturale insieme all’amministrazione...».

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Da fortezza a villa: studio autofinanziato. L’erba alta non copre la bellezza di Poggio del Molino. Qui prime indagini tra il 1984 e il 1988 dall’Università di Firenze. Da subito sito di massimo interesse: nel II secolo a. C. fortezza di difesa dagli attacchi dei pirati, poi fattoria con grandi vasche per la produzione del garum e infine tra II e III secolo d. C. lussuosa villa marittima. Studi interrotti per mancanza di fondi e il tutto ricoperto da terra e vegetazione. Nuove ricerche dal 2008 col progetto auto finanziato Archedig associazione culturale Past in Progress; per Poggio non c’è bando ma una convenzione (responsabile Carolina Megale, a fianco del Comune pure nel 2014 quando l’area è stata espropriata). Rinnovo in collaborazione col Comune (proprietario del terreno sottoposto a vincolo archeologico) e l’Università di Firenze, a cui è affidata la direzione scientifica.

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