«Via il cancello da Punta Penisola» Il Tar libera il sentiero privatizzato
Dopo 16 anni di battaglie arriva il verdetto che conferma l’ordinanza del Parco per la demolizione Legambiente esulta: «Oggi vince l’interesse comune, ora avanti su Galenzana e Cala dei Frati»
PORTOFERRAIO
Ci sono voluti sedici anni di battaglie, ricorsi e controricorsi. Ma, alla fine, i giudici hanno dato ragione al Parco e a Legambiente. Il sentiero 251 di Punta Penisola, per anni chiuso da un cancello, dovrà essere liberato, in modo da rendere accessibile a tutti la meraviglia ambientale compresa nella zona B – Riserva generale orientata del Parco.
La battaglia
Quella di Punta Penisola è una storia di denunce e proteste portate avanti da Legambiente e da tanti cittadini elbani. Goletta Verde dedicò al caso del cancello chiuso un blitz nel giugno 2012, chiedendo la riapertura insieme all’associazione Amici del Forno.
«Proteste snobbate dal Comune di Portoferraio – raccontano dal Cigno Verde – ma accolte dal Parco che nell’agosto 2019 ha emesso un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, ai sensi dell’articolo 29 della legge 394/91 sulle aree protette, che intimava la “demolizione del cancello dei relativi pilastri che lo sostengono e di tutte quelle opere ad esso connesse compresa la recinzione .... per ripristinare la libera fruizione del sentiero escursionistico n. 251”».
Contro l’ordinanza ha fatto ricorso al Tar la signora straniera, proprietaria del compendio immobiliare che, con il cancello, impediva l’accesso a un sentiero storico, mappato e campionato che collega Forno al Viticcio lungo la costa. Secondo la proprietaria quelle opere esistevano da «tempo immemorabile» e «mai sarebbero state oggetto di contestazioni». «Il Comune di Portoferraio – spiega Legambiente – non si è costituito in giudizio, ma il Parco sì e ha fatto valere, attraverso l’Avvocatura dello Stato, le ragioni dell’ambiente e dell’interesse pubblico».
Il Parco, a conclusione di una lunga vicenda punteggiata da ricorsi e segnalazioni di Legambiente, e sequestri e multe della Forestale, aveva ingiunto alla signora di demolire recinzione e cancello che chiudevano il sentiero perché realizzati senza il nullaosta obbligatorio dello stesso Parco e perché impedivano l’accesso al sentiero 251, «destinato alla libera fruizione collettiva».
la sentenza
La causa è stata discussa il 4 giugno e il Tar ha respinto la tesi della proprietaria secondo la quale «trattandosi di opere di edilizia libera rientranti fra le manifestazioni tipiche del diritto di proprietà, né il cancello, né il tratto di recinzione, richiederebbero il preventivo rilascio di titoli edilizi o paesaggistici». La proprietaria ha negato «l’esistenza di qualsivoglia diritto di uso pubblico o collettivo».
L’Ente Parco ha ribattuto che esisteva una servitù attiva di passo pedonale per l’accesso al mare ed alla strada vicinale di Forno-Viticcio, a conferma dell’uso pubblico pedonale del sentiero intercluso dall’apposizione del cancello. Inoltre, il sentiero 251 è cartografato in numerosi atti di natura pubblica.
I l Tar ha giudicato il ricorso infondato anche in base alla documentazione fotografica tratta dalle segnalazioni di Legambiente e risalenti già al 2008, che mostrano la costruzione del cancello. I giudici hanno sottolineato che «le risultanze cartografiche trovano riscontro in una consistente serie di esposti e segnalazioni, talora cumulativi, indirizzati all’Ente Parco da associazioni di tutela ambientale e da cittadini» che vanno dal 2004 al 2019 e quindi successivi all’acquisto della proprietà da parte della proprietaria ricorrente e che «lamentano l’impossibilità di accedere al sentiero a seguito della chiusura del cancello, ovvero del varco pedonale lasciato aperto dalla proprietà pur dopo la realizzazione del cancello». Il sentiero 251 veniva descritto in tutti gli esposti come da sempre liberamente accessibile.
Per questi motivi il Tar ha respinto l’impugnazione dell’ordinanza del Parco e condannato la ricorrente alla rifusione delle spese processuali.
Un trionfo ambientalista
«Ci sono voluti 16 anni – commenta Umberto Mazzantini di Legambiente e rappresentante delle associazioni ambientaliste nel direttivo del Parco – ma siamo testardi e alla fine ha vinto il bene e l’interesse comune. Ringraziamo chi, insieme a noi si è battuto per restituire un percorso pubblico a elbani e turisti. Ora questa sentenza deve servire da esempio e stimolo per le amministrazioni elbane dove ci sono situazioni di questo tipo con accessi ai sentieri chiusi. A cominciare da Galenzana, dove ora il Comune di Campo dell’Elba ha – come diciamo inascoltati da molti anni – l’evidenza di strumenti legislativi e sentenze per riaprire lo storico sentiero costiero e per intervenire su altri percorsi che vanno verso Capo Poro, chiusi e spostati dai privati. Lo stesso vale per Portoferraio, sia per Cala dei Frati, dove una soluzione sembrava essere a portata di mano anche per la disponibilità dei privati, ma poi tutto è finito nel dimenticatoio, sia per il Cammino della Rada e altri sentieri del Catasto Leopoldino chiusi o spostati. Situazioni simili, soprattutto lungo la costa, non mancano praticamente in nessuno dei 7 comuni elbani. La sentenza del Tar dimostra che la prepotenza non paga, ma anche che non vince solo se gli Enti pubblici fanno il loro mestiere: difendere i beni comuni e i diritti dei cittadini, come ha fatto il Parco». —
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