Caso Scanzi-Lega, il sindaco Ferrari replica: «Nessun bavaglio alla cultura»
Piombino, il giornalista commenta su Fb: «Vogliono censurarmi, come i renziani che nel 2018 non mi volevano a Sanremo»
PIOMBINO. Il giorno dopo il durissimo attacco del commissario della Lega, Sergio Tascini, al vicesindaco Giuliano Parodi, di cui di fatto ha chiesto il licenziamento, prendendo spunto dalla presenza nel programma estivo del giornalista Andrea Scanzi, uno tra i più graffianti critici di Matteo Salvini, il sindaco Francesco Ferrari sceglie di temporeggiare.
Si sa di un rapido cenno della questione in giunta – dove peraltro sul caso ci sarebbero opinioni diverse – oltre al fatto, come già pareva scontato, che certo Ferrari non ha intenzione di cedere, almeno per il momento e almeno per quanto riguarda Parodi, alle richieste leghiste di avere spazio in giunta. Possibile che oggi ci sia comunque un primo confronto tra le parti.
In serata però Ferrari sceglie di dire la sua sulla presenza di Scanzi in cartellone, con parole che certo non faranno piacere al Carroccio: «Comprendo le rimostranze della Lega – scrive il sindaco in una nota – del resto Scanzi, oltre a essere giornalista e uomo di spettacolo, ha consapevolmente fatto dell’aspra critica politica in tv la propria cifra stilistica, dedicando la propria attenzione quasi esclusivamente a una ben determinata parte politica. Tuttavia, questo sindaco e la sua giunta mai porranno bavagli a qualsiasi tipo di espressione e voce della cultura, da qualsiasi parte provenga».
Ferrari la mette poi sul possibile tornaconto per Piombino in termini di visibilità, perché Scanzi, «col suo stile dissacrante è un personaggio che può garantire un’audience che va ben oltre i confini del territorio, attirando anche coloro che non necessariamente condividono il suo punto di vista e, quindi, anche lui al pari degli altri ospiti, rientra in un disegno più vasto di promozione turistica del territorio. I contenuti culturali non possono essere emanazione diretta di chi governa, ma, anzi, è responsabilità delle istituzioni garantire ai cittadini di poter scegliere in maniera libera e autonoma quegli eventi che possano farli crescere come critici e liberi cittadini».
Spiegazione che ovviamente non neutralizza il problema politico, destinato probabilmente a un’intensificazione dopo l’intervento su facebook dello stesso Scanzi, che pubblica la pagina di ieri del Tirreno e commenta divertito titolando così il suo post: “La Lega di Piombino vuole censurarmi”, riferendosi al comunicato della Lega, definito «delirante e incolto».
«Sono fantastici – scrive riferendosi ai leghisti – Siamo di nuovo alla censura. Come i renziani, quando nel 2018 provarono a non mandarmi a Sanremo attaccando Baglioni che mi aveva scelto come membro della giuria di qualità. Quel che accadeva a Fo, a Grillo, a Luttazzi. Sono in ottima compagnia».
Così il giornalista e scrittore invita «ancor di più tutti quelli che potranno a venire il 16 agosto a Piombino. Riempiamo la piazza fino a stiparla! Quello con Bocephus King e la sua band è uno spettacolo per nulla politico (ditelo a questi mandriani della Lega) e soprattutto bellissimo (grazie a Bocephus e alla band): non perdetevelo!».
Poi gira il coltello nella ferita, promettendo «di effettuare a fine spettacolo un bel firmacopie, dedicato unicamente a “Il cazzaro verde” (il libro su Salvini citato nel comunicato leghista di protesta, ndr) è “I cazzari del virus”. Non era previsto, ma se la Lega ci tiene non mancherò di soddisfare le loro paure comiche. Ci divertiremo».
Infine una stilettata ironica arriva anche al Pd: «A Piombino circola la battuta – conclude Scanzi – che ho fatto più io in un giorno per rompere la giunta (e non volevo!) che il Pd in un anno di opposizione. Chiamatemi il Che Guevara di Arezzo!».
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