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Ristoratore piombinese muore a 36 anni

Ristoratore piombinese muore a 36 anni

Sconcerto in città per la morte di Alessio: da alcuni giorni era in ospedale per un problema di salute improvviso

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PIOMBINO. A settembre avrebbe compiuto 36 anni. Era felice e amava la vita, Alessio Savino. Ne aveva superate parecchie, ma questa no. È stato ucciso nel giro di appena due giorni da una malattia fulminante che non gli ha dato scampo e lo ha portato via alla compagna, alla famiglia, ai tantissimi amici. Una rara forma di leucemia, a quanto abbiamo appreso. Alessio si era sentito male sabato mattina. Le prime analisi avevano rivelato un livello altissimo di globuli bianchi. Era stato ricoverato a Villamarina e poi trasferito con l’elicottero a Pisa, dove ieri mattina ha avuto un’emorragia cerebrale. Non c’è stato nulla da fare. Ieri sera la salma era ancora a Cisanello. Oggi alle 12 verrà trasferita alla sala del commiato di via Gori. Forse domani i funerali.

Una mazzata per tutti a cominciare dal padre Marcello, conosciutissimo imprenditore edile ed ex massaggiatore nelle squadre di calcio della zona (il Piombino, gli Juniores del Venturina ecc.). Marcello che tre anni fa aveva perso anche la moglie e che ora si trova a piangere la scomparsa del figlio insieme a Martina, la sorella di Alessio. E ad Annalisa, la cugina, che su Facebook ha scritto un bellissimo ricordo: «Sento il bisogno di far conoscere a tutti la persona fantastica che eri. Sei sempre cresciuto in mezzo a sole donne, e già questo ti rendeva infinitamente paziente, ma eri anche una delle persone più buone e gentili che abbia mai conosciuto. Eri l’esempio lampante di come una buona educazione e sani principi possano tirar su una persona meravigliosa e speciale come te. Sei sempre stato l’esempio di come, se si vuole davvero, i sogni possono realizzarsi, anche per poi infrangersi, ma almeno il tentativo c’è stato, e ci hai provato davvero con tutte le tue forze. Sei sempre stato sorridente, dopo la morte di zia sei stato il collante che ha tenuto insieme la famiglia, hai sempre cercato di far forza a tutti perché sapevi che in quel momento c’era bisogno di qualcuno che prendesse in mano la situazione e aiutasse tutti a superare il dolore. E adesso? Chi ci aiuta stavolta? Come affronteremo tutto senza di te? Che ci hai lasciati così, senza dire niente, senza dare il minimo presagio, dimmi, adesso chi si siederà accanto a me la domenica sera durante una delle nostre cene di famiglia? A chi levo il piatto dell’antipasto mentre noi tutti siamo già alla frutta? Dimmelo Ale, dimmelo te, perché io non ne ho la più pallida idea. Quando abbiamo fatto da testimoni a Marty per il suo matrimonio, durante la messa io e te ci prendevamo in giro e ci chiedevamo chi fra noi due si sarebbe sposato per primo, e la tua risposta fu “fidati Anna, io non ho speranza, tu sì” , mai come adesso quelle parole mi riecheggiano nella testa come un mattone che mi è appena stato lanciato. Capisci che non è possibile tutto questo? (...) Adoravi la vita e ti è stata portata via, e adesso a noi rimane solo il dolore di un sorriso che non rivedremo più. Ale io non so davvero come andremo avanti da adesso in poi, ma sappi che quel posto a tavola accanto a me, sarà sempre e solo tuo e non ci vorrò mai nessun altro. Ti vogliamo bene, e questo nessuno potrà mai togliercelo».

Parole strazianti, cariche di amore e dolore. Ieri il web era pieno di dediche e di ricordi per questo ragazzo davvero benvoluto da tutti. Tanti attestati di affetto per lui, per la famiglia e per la fidanzata Nicoletta, con cui Alessio da oltre un anno stava vivendo una bellissima storia d’amore.

Alessio era cresciuto nel centro storico, dove abitava con la famiglia in via XX Settembre. Tra le sue passioni, il calcio. Giocava come portiere, per anni aveva partecipato con lo stesso gruppo di amici ai campionati e ai tornei organizzati dall’Uisp. «Era un bravo ragazzo – dice il presidente Christian Cubattoli – educato, corretto in campo e fuori, non ricordo mai una parola sopra le righe. Una tragedia».

L’altra passione di Alessio era la cucina. Ci sapeva fare e, dopo aver lavorato in alcuni ristoranti tra i quali Canessa, aveva tentato l’avventura in proprio aprendo “Il Gatto e la Volpe”, in fondo a via Vittorio Emanuele. Le cose erano andate bene ma solo per un po’. Alessio aveva altri progetti e aveva superato anche le restrizioni, la clausura, l’attesa di ripartire. Ma non ne ha avuto il tempo. —

A.d.G..

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