Il presidio
Rientro a casa dopo i controlli per 53 delle 58 famiglie evacuate
Completata la messa in sicurezza dell’area del rogo La bonifica dovrà tenere conto di amianto e diossina
venturina
L’amianto che è bruciato nell’incendio dello Jai Jai Mai resta un problema, ma circoscritto. Si restringe il perimetro della zona in cui è stata disposta l’evacuazione il 3 luglio dal Comune di Campiglia Marittima, quando il rogo ha distrutto il capannone, che affaccia su via Indipendenza, a Venturina Terme. Sulla scorta delle analisi la dispersione di fibre d’amianto è rimasta confinata alle due abitazioni confinanti con il bazar. Cinque le famiglie per cui la prospettiva di rientrare nella propria casa resta lontana. Servirà un intervento di bonifica.
Tutti gli altri evacuati da questa sera, invece, potranno tornare nei propri alloggi. Anche se non mancano le richieste di garanzie sulla sicurezza. Questo è il perimetro delle abitazioni che in via cautelativa sono state interessate dall’evacuazione: via Indipendenza dal civico 1 al 5, piazza Val di Cornia dal civico 1 al 20, via di Pantalla dal civico 1 al 24, via della Corniaccia 26.
Oggi la sindaca Alberta Ticciati firmerà l’ordinanza con cui autorizza il rientro nelle abitazioni 53 delle 58 famiglie che in questi giorni hanno vissuto lontano da casa. Alcuni, in mancanza di alternative, hanno trascorso questa settimana in strutture ricettive con vitto e alloggio messo a disposizione dal Comune di Campiglia Marittima. Delle cinque famiglie che rimarranno fuori da casa quattro sono alloggiate in strutture ricettive. Da oggi possono riaprire anche i due ristoranti chiusi in via precauzionale: Otello 2.0 e Carnaby Street.
Stando a quanto emerso dai riscontri sul campo la dispersione di fibre d’amianto è confinata a due edifici investiti direttamente dalla colonna di fumo dell’incendio, e che in un certo senso hanno fatto da schermo a tutto il resto. È qui che vivono le cinque famiglie che dovranno restare lontane da casa in attesa della bonifica che interesserà le abitazioni e le pertinenze. Sarà a carico del proprietario del capannone andato a fuoco e dovrà essere definita e attuata secondo le indicazioni di Arpat e Azienda sanitaria. Intanto, la ditta incaricata dal privato della messa in sicurezza di quel che resta del magazzino commerciale il 10 luglio ha terminati i lavori. In pratica, si è trattato di incapsulare la parte rimasta integra del tetto, nei cui materiali è stato trovato l’amianto, e di rivestire con una speciale sostanza i frammenti dispersi durante l’incendio. Alcuni sono finiti anche negli spazi delle case confinanti. Il tutto per evitare che si verifichi un’ulteriore dispersione di fibre d’amianto nell’ambiente. Il passaggio successivo sarà quello di definire l’intervento di bonifica, demolizione della struttura e smaltimento dei rifiuti. Tutte operazioni che il privato dovrà concordare con Arpat per le modalità tecniche.
Resta in vigore il divieto di utilizzo di frutta e verdura raccolte nei terreni nell’area tra la Ss 398, il fosso Corniaccia, il percorso pedonale di via Pantalla e via Indipendenza dove il vento ha spinto fumi e gas della combustione. Le analisi hanno portato ad accertare depositi di diossina in un raggio di circa 80 metri dalla zona dell’incendio e nella direzione in cui il vento ha spinto i fumi. — M.M.
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