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La salute e l’impatto dei porti Un progetto targato Piombino

FRANCesca Lenzi
La salute e l’impatto dei porti Un progetto targato Piombino

Il lavoro dell’Ibem dovrà essere supervisionato dalla Commissione europea Bedini: «Con Horizon 2020 studiamo anche il rapporto con le spiagge vicine»

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piombino

Un progetto internazionale sulla qualità dei porti e sulle aree balneari posizionate nelle vicinanze.

L’istituto di biologia ed ecologia marina di Piombino è protagonista di uno studio in fase di elaborazione che dovrà passare sotto la supervisione della Commissione europea.

«Per capire come è nato, dobbiamo fare un bel passo indietro – afferma Roberto Bedini, direttore dell’Ibem – Nel 2003 pubblicammo su una rivista greca, la Hcmr, uno studio che metteva a paragone la situazione ambientale di tre porti: Piombino, Portoferraio e Porto Santo Stefano. Lo realizzammo secondo le metodologie dell’epoca sulla classificazione delle specie animali e scegliemmo queste tre località perché facevano sostanzialmente attività diverse. Piombino era prettamente un porto industriale, Portoferraio un porto turistico, Porto S.Stefano faceva in gran parte attività di pesca. Sa cosa venne fuori? Che dei tre porti, quello messo meglio era Piombino».

«Questo risultato mi fece capire come servisse un’altra metodologia d’indagine – continua Bedini – Pensai quindi a un altro sistema e coinvolsi l’Università di Camerino, per una sperimentazione sulle shock proteins dei sipunculidi, animaletti, filtratori che vivono incastrati per tutta la vita nelle pareti portuali. Con questo nuovo metodo il porto più inquinato risultò Piombino e lo studio fu pubblicato sulla rivista Chemistry and ecology della Taylor and Francis. In un incontro con la Port authority di Livorno feci presente questa metodologia innovativa per conoscere le aree portuali. A questo sistema abbinammo un’altra attività di ricerca, applicata nei porti di Portoferraio e Cavo».

«Qui sperimentammo un’indagine sulla qualità dei porti in collaborazione con il Cnr di Bologna, con il quale abbiamo una convenzione – va avanti Bedini – In due parole parliamo di un drone in acqua che filma tutto e prende anche dei segmenti dal fondo per un’analisi chimica. Insomma, riesce a dare una cartografia esatta in grado di mostrare nel tempo i cambiamenti marini, utili pure per comprendere il fenomeno dell’erosione».

E qui arriva il progetto internazionale. «Sì, sotto la supervisione della Port Authority di Livorno, e con il contributo della dottoressa Antonella Querci, abbiamo proposto queste indagini innovative per un progetto internazionale, Horizon 2020 – spiega il direttore dell’Ibem di Piombino – Indagini sui porti con droni, sipunculidi e campionamenti, per capire cosa succede alla città intorno al porto. Studi sul rapporto fra l’area portuale e la zona in cui si trova, comprese le aree limitrofe adibite all’attività balneare. Nel progetto sono coinvolti i porti di Bastia, Livorno, la Spezia, Olbia, Napoli e, dando il carattere internazionale all’indagine, anche la Grecia e la Turchia. Tutti porti che presentano nelle vicinanze aree di balneazione. Il progetto è in fase di ultimazione, va consegnato entro la fine del mese e poi sarà la Commissione europea a decidere. Se dovesse essere accettato, passeremo alla fase concreta. Parliamo di un progetto che interessa, oltre a noi, le Università di Camerino, di Sassari, di Corte, la Federico II di Napoli, l’Enea di la Spezia, l’Hellenic Center for marine research di Atene e l’Università di Cannakale».

«Inoltre – conclude Bedini – Come soggetto che ha proposto questo studio, ho lanciato l’idea che a Piombino si svolga un incontro con tutti i soggetti coinvolti e con il placet della Port authority Livorno, per definire nello specifico le metodologie da impiegare nelle diverse realtà». —

FRANCesca Lenzi

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