Il Tirreno

Il primo giorno del mercato post Covid tra timori, speranze e qualche polemica

Francesca Lenzi
Il primo giorno del mercato post Covid tra timori, speranze e qualche polemica

Un po’ di paura fra la gente, ma anche tanta voglia di normalità. Tra gli ambulanti non tutti hanno gradito il pagamento della vigilanza privata 

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LE INTERVISTE

Dopo i banchi con i prodotti alimentari (riaperti dal 22 aprile), è tornato nella propria interezza il mercato settimanale. Ieri si è consumato il primo mercoledì post-covid per gli ambulanti che hanno ripreso a lavorare. Con l’allerta ancora alta e sulla base del piano di sicurezza realizzato dal Comune con le associazioni di categoria, l’organizzazione del “nuovo” mercatino ha visto un percorso antiorario in partenza da via Ferrer, ingresso contingentato sotto la supervisione della Master Security Service che ha impiegato 14 addetti per presidiare l’area (vie laterali incluse) e contare gli accessi. Per capirsi, il numero massimo consentito al varco in entrata di via Ferrer (uno dei più grandi) era di 130 persone che, grazie al flusso regolare e al ricambio, ha permesso un passaggio continuo. Una volta dentro al mercato, i clienti hanno trovato più o meno tutti i banchi pre-covid (qualcuno ha preferito aspettare, qualcun altro non era in grado di aprire per mancanza di rifornimento merce). Davanti a ogni (o quasi) banco una linea di sicurezza, oltrepassabile soltanto da due persone per volta, munite di mascherina e guanti. Questi ultimi erano messi a disposizioni dagli stessi ambulanti, gel compreso.

«Il nostro compito è controllare eventuali assembramenti e contare gli ingressi ai varchi – afferma Walter Balducci, uno dei responsabili della Master Security – Qualche addetto si è spostato anche all’altezza degli accessi delle vie laterali dove c’erano le transenne per vietare il passaggio, ma qualcuno passava lo stesso aggirandole. A parte qualche eccezione, è andato tutto benissimo, organizzazione ottima da parte di Comune e associazioni e collaborazione massima delle persone e degli stessi ambulanti». Tutto bene, ma in realtà fra i banchi serpeggia il malumore per un servizio affidato alla sicurezza privata che agli ambulanti pare costare 6.50 euro a testa a mercato. «Il Comune avrebbe potuto affidare il servizio ai vigili e, nel caso, alla protezione civile, invece di gravare ulteriormente su una categoria già provata», dicono alcuni venditori. «Il costo è esiguo, e penso sia una soluzione provvisoria per vedere come si comporta la gente – sostiene Michela Razzolini del Re del chicco – L’unico consiglio che mi sento di dare è di provvedere a una segnaletica a terra per il percorso obbligato, così da non fare confusione. Metterò delle frecce nella mia zona la prossima settimana. C’è bisogno di dare fiducia alla gente. Veniamo da due mesi di lockdown e le persone hanno paura di sbagliare. Parliamo di 2-3 settimane di rodaggio. La gente, anche noi ambulanti, siamo arrabbiati dopo due mesi di non lavoro, ma adesso ripartiamo, occorre solo tempo».

L’umore fra i banchi è vario. «È un inizio un po’ così – dice Michele Falco dal suo banchetto di abbigliamento – C’è un po’ di confusione fra le regole. Ho ripreso a lavorare anche a Cecina e Rosignano da questa settimana. Qui a Piombino la gente per ora è pochina. Come la vedo? Male perché non incassiamo. A Rosignano almeno hanno tolto il pagamento del suolo e della spazzatura, anche se le altre tasse restano. Era meglio l’anno fiscale e poi ripartire il prossimo».

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«Dopo essere stati ignorati per i due mesi di quarantena, siamo stati rammentati domenica quando abbiamo saputo che avremmo potuto riaprire dal giorno successivo – le parole di Alberto, venditore di cappelli in via Ferrer – Abbiamo perso una stagione, la primavera». «Ma non ci piangiamo addosso – interviene la sua vicina di banco, Maria, commerciante in calzature – Siamo ottimisti. O forse incoscienti. A ogni modo è una cosa buona essere ripartiti. Ci siamo sempre arrangiati da soli, basta che ci facciano lavorare e non ci tengano agli arresti domiciliari». «Non va molto bene questo primo giorno – afferma Paolo Rossi dal suo banco di intimo – Giustamente ci sono molte restrizioni e viene meno la voglia di fare un giro al mercato. La quarantena ci ha un po’ bloccati tutti. Da parte nostra c’è un enorme impegno nel rispettare le normative, mentre le persone hanno quasi paura di avvicinarsi al banco, non sapendo bene cosa poter fare e cosa no. L’importante comunque era ripartire. È come quando si mette in moto una macchina. Dopo un primo rodaggio, va meglio».

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È arrabbiato invece Luciano Innocenti, che ha il banco all’inizio di via Ferrer, esterno al varco d’accesso: «È il mio posto e siamo d’accordo, però c’erano posti liberi e ho solo chiesto ai vigili di potermi avvicinare di un centinaio di metri, piazzandomi sull’angolo accanto al varco. Mi hanno detto di no, e sono rimasto isolato e invisibile. Già la ripartenza è dura, almeno diamoci una mano fra tutti. Ah già, nonostante il mio banco sia esterno al varco, la sicurezza privata l’ho dovuta pagare anch’io».

Non c’è folla. Qualcuno ha quasi paura di avvicinarsi, ma si respira la voglia di tornare alle vecchie abitudini: «Non vedevo l’ora che ricominciasse – dice Laila Bertini, in giro per le bancarelle con la madre – Paura? No. Né io né mia mamma. Abbiamo voglia di normalità, non se ne poteva più di restare tappate in casa». —


 

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