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Fase 2, partono forte parrucchieri ed estetisti Più a rilento i ristoranti
Moderato ottimismo per le associazioni di categoria che chiedono agevolazioni su tributi e tasse locali
PORTOFERRAIO
Presi d’assalto barbieri, parrucchieri per uomo e donna, centri di estetica. Tutto si svolge su prenotazione, così si possono evitare assembramenti e file indesiderate. E le liste di appuntamento sono lunghe. Da una settimana all'altra. Dopo giorno del far da sé, di tagli improvvisati grazie all’aiuto di specchi e di qualche familiare, allo scoccare della Fase 2 sono questi commercianti i più richiesti e gettonati in città. È la cura della persona la prima esigenza ai vertici delle attese della gente, dopo così tanti giorni trascorsi in quarantena, rinchiusi in casa senza avvicinare nessuno. Meno rapida, invece, è stata la ripartenza per baristi e i ristoratori. Sono loro a camminare in salita. «Dai i primi dati che disponiamo – ha rimarcato al nostro giornale Franca Rosso, presidente della Confcommercio dell’Isola d’Elba – sono proprio queste due categorie a risentire maggiormente della crisi. Soprattutto non ci sono state le dovute informazioni. Troppe sono state le voci che nell’ambiente sono circolate aumentando la confusione invece di far chiarezza. Nella maggior parte dei nostri locali di ristorazione che insistono in città non dispongono di molto spazio. Per la maggior parte sono stati ricavati da ambienti, in particolar modo nel centro storico, costruiti per altre finalità, poi ristrutturati e adeguati alle nuove esigenze. Dando per scontati sanificazione, pulizia accurata dei locali per il pubblico, guanti e mascherine, i ristoratori pensano all’e-commerce, per offrire alla clientela opportunità nuove e inedite, finora sperimentate solo in pochissime occasioni». Si è costituito, a Marina di Campo, un gruppo di ragazzi giovani che portano a casa cibo elaborato in cucina. Si tratta del food delivery che almeno per questo periodo risolve il problema della bassa clientela nei tavoli di ristoranti.
«Meno male che è stato dato il segnale di riapertura degli esercizi – dice Franco De Simone, presidente della Confesercenti dell’Elba – perché la situazione era diventata davvero drammatica. I titolari dei negozi si trovano a dover far fronte a tutti i costi fissi mensili. Con l’esercizio chiuso nessun incasso e ci sono gli affitti da pagare, le utenze telefoniche, gas e luce, nettezza urbana e così via». Le associazioni hanno già chiesto ai Comuni, nel corso del tavolo permanente, interventi di riduzione o sospensione di tributi locali. —
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