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l’appello 

Malata e madre di due bambine non prende il bonus per 123 euro di pensione

Francesca Lenzi
Malata e madre di due bambine non prende il bonus per 123 euro di pensione

La donna  si è vista negare dall’Inps il contributo di 600 euro perché percepisce una piccola pensione di invalidità di 123 euro

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PIOMBINO. Un bel giorno arriva il coronavirus e scompiglia tutto. Chiude le attività e lascia a casa la gente. Resisti, stringi i denti, speri di tornare presto al lavoro. Però arriva il momento in cui scoppi, e allora prendi il cellulare e ti sfoghi, e butti fuori quello che ti tenevi dentro. Non ti vergogni a dire che sei in difficoltà, che hai chiesto aiuto e che, di fronte a quella richiesta negata, ti sei sentita umiliata.

Il video di Valeria Mariti, postato su Facebook giovedì, ha ottenuto in poche ore centinaia di messaggi e altrettante condivisioni. La piombinese, 44 anni lo scorso gennaio, ha raccontato alla platea virtuale del social network la sua avventura. Parrucchiera, separata e risposata (con un operaio alle prese negli ultimi tempi con la cassa integrazione) e mamma di due figlie di 16 e 12 anni, ha chiuso l’attività, come gran parte dei commercianti, a marzo.

Nell’attesa della riapertura, ha fatto domanda per il bonus da 600 euro ma, dopo alcune settimane, se l’è visto rifiutare con la seguente motivazione: «La sua domanda non può essere accolta poiché lei risulta titolare di pensione diretta/ape sociale/assegno ordinario di invalidità (vedi paragrafo 7 della circolare INPS 49 del 2020».

Già, perché Valeria nel 2017 comincia ad avere problemi di salute importanti che la portano a fare tre interventi, con il quarto, programmato per lo scorso febbraio e, causa Covid, rimandato a data da destinarsi.

«Sono in cura a Parma – spiega la piombinese – Dopo la prima operazione, nel 2018, ho chiesto e ottenuto una pensione di invalidità temporanea. Pensione, poi, è meglio chiamarlo indennizzo, del valore di 123 euro. Detto questo, durante il lockdown ho fatto, come molti, domanda per i 600 euro e adesso me li vedo rifiutare proprio per quel paletto della pensione di invalidità? Per poco più di 100 euro? Effettivamente quando ho inoltrato la richiesta la normativa era quella, ma in seguito lo stesso Inps ha confermato la compatibilità e ufficializzato la nuova direttiva».

«Che mi resta da fare quindi? – va avanti Valeria – Solo il ricorso. Ho contattato l’ente dell’invalidità civile e il 28 maggio ho un appuntamento con l’avvocato per inoltrare il ricorso. Non percepisco stipendio da oltre due mesi, eppure ho pagato tutte le spese che avevo. Affitto, tasse. E l’ho fatto intaccando il fido bancario. Sono sotto di più di duemila euro. La mia famiglia? No, non voglio abusare del loro aiuto, già fanno tanto. Solo grazie a mamma sono riuscita in questi ultimi anni a tenere aperta l’attività, con i problemi di salute che ho iniziato ad avere».

«Ogni giorno ci stanno sottraendo in modo subdolo e meschino ogni dignità – continua Valeria – E ormai non siamo neppure più in grado di scandalizzarci di fronte a queste ingiustizie e umiliazioni. E come me c’è tanta altra gente. Siamo diventate pratiche, non siamo più persone. Solo macchine da spostare dove serve. Ora che riapriamo e dobbiamo comprare il materiale per essere a norma quei 600 euro mi avrebbero fatto davvero comodo. Il video su Facebook? Uno sfogo, non credevo di attirare così tanta attenzione. Ci tengo comunque a precisare che non ce l’ho con l’Inps di Piombino, ma con un sistema che rende tutto telematico e non prende in considerazione i singoli casi. Grazie poi a tutte le persone che mi sono state vicine, dimostrando unione e solidarietà. Ora è il momento di lottare, di farsi sentire, senza paura. Almeno proviamoci». —

Francesca Lenzi.

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