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Legambiente, appello a Costa per il recupero delle Ecoballe
piombino
Legambiente scrive al ministro dell’Ambiente Sergio Costa sulla vicenda delle ecoballe disperse nelle acque del golfo di Follonica, a due passi dall’isolotto di Cerboli, il 23 luglio 2015 dal cargo Ivy: 63mila chili di plastiche eterogenee compresse in 56 ecoballe di Css, cioè combustibile solido secondario da avviare all’incenerimento.
«Quintali di plastiche eterogenee che stanno inquinando uno dei tratti di mare al tempo stesso più protetto e più interessato da presenza di rifiuti plastici dell’intero Mediterraneo – sottolinea l’associazione –. Da un lato stiamo parlando di una porzione di mare in pieno Santuario Pelagos, il parco marino internazionale dei mammiferi marini che corre fra Toscana, Sardegna, Liguria e Costa Azzurra, a ridosso dell’isolotto di Cerboli, Zona A di protezione integrale del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. D’altro canto, come è emerso dalle iniziative di volontariato di Vele Spiegate, è noto che questa porzione di mare sia una delle più interessate dalla presenza di rifiuti plastici». E cita il recente studio pubblicato su Science e curato dall’Università di Manchester, Durham e Brema in collaborazione con il National oceanography centre (Noc) e l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare (Ifremer) che ha evidenziato come i fondali del Tirreno siano tra i più interessati da microplastiche al mondo.
La vicenda delle ecoballe perse sui fondali del Tirreno a circa 50 metri di profondità risale al luglio di 5 anni fa quando la motonave Ivy diretta a Varna, sul Mar Nero, perse parte del suo carico. L’incidente rimase nascosto per circa tre anni quando, sulla base di una serie di segnalazioni e dell’attività di monitoraggio dell’Arpa Toscana sulla quantità anomala di marine litter, si riuscì a risalire all’episodio. Nell’estate dell’anno scorso la vicenda sembrava orientata a soluzione con la nomina a commissario da parte del governo del contrammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto presso il Ministero dell’Ambiente. Il provvedimento di nomina però è stato impugnato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ne ha ravvisato gli estremi per il conflitto d’interesse. Su questo contenzioso si è arenato il recupero delle ecoballe che nel frattempo, a detta dell’Ispra, continuano a inquinare i fondali del Tirreno. «La nostra associazione – dice Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – ha collaborato fattivamente in questi anni al raggiungimento di importanti risultati per favorire la pratica del plastic free, soprattutto in territori e litorali importanti e delicati come quelli in questione». E conclude: «Sarebbe imperdonabile che di fronte a una tale emergenza e a una sensibilità così diffusa nei confronti di questa tematica, la risposta dell’amministrazione centrale si risolvesse in un palleggio di responsabilità fra diversi soggetti che non ha sortito alcun risultato apprezzabile addirittura in un intero lustro». —
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