Il Tirreno

sanità 

«La pandemia non sia un alibi per ridurre i servizi in ospedale»

Il segretario di Cisl Fp teme che sia mantenuta l’unità multidisciplinare che accorpa attività  e posti letto di diversi reparti

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PORTOFERRAIO

«Non si prenda l’emergenza come un alibi per ridurre i servizi». È la posizione del segretario generale della Cisl fp Livorno Francesco Redini, in merito alle difficoltà che si riscontrano nel territorio elbano.

«La creazione di una unità multidisciplinare, che accorpa in una più unità operative – sostiene Redini – poteva avere senso come prima risposta all’emergenza Covid, proseguire su questa strada vorrebbe dire ridurre i servizi alla cittadinanza e lasciare i lavoratori a lavorare in condizioni di insicurezza e rischio clinico. Non è pensabile una degenza in cui sono presenti medicina, ortopedia, chirurgia, ospedale di comunità, psichiatria e area carceraria. Ogni specialistica richiede competenze specifiche, acquisite nel tempo e necessita di spazi propri adeguati. Ora si assiste ad una confusione di procedure e a una sovrapposizione di spazi inconcepibile».

Secondo la Cisl molti operatori sono dirottati sulla famosa “bolla” per il ricovero di pazienti covid. «Bolla spesso vuota – aggiunge Redini – perché si preferisce “snellire” i percorsi inviando i malati in attesa di tampone direttamente in medicina. E a giugno aprirà il nuovo pronto soccorso che richiederà immissione di nuove risorse, con l’apertura della breve osservazione e la nuova camera iperbarica».

La Cisl teme che «qualche nostalgico» abbia riesumato «un antico desiderio della precedente direzione Asl di avere un’unica area di degenza a Portoferraio, forse per risparmiare personale. «Ma la nostalgia guarda al passato, noi vogliamo guardare al futuro – aggiunge Daniele Di Biagio, delegato sanità Cisl per l’Elba – negli ultimi tempi abbiamo passato momenti difficilissimi per una gestione del personale che non coinvolge minimamente le professionalità presenti nel presidio di Portoferraio. Tutto è calato dall’alto con risultati a nostro avviso discutibili».

La Cisl Funzione pubblica è totalmente contraria a una operazione che «riduce – spiegano dal sindacato – servizi e peggiora la qualità assistenziale, aumentando il rischio clinico e abbassando il benessere organizzativo. Se la direzione aziendale dovesse procedere in questa scelta e se addirittura ci fosse all’orizzonte una riduzione strutturale di posti letto non ci rimarrà che scendere in piazza con i cittadini e i lavoratori. Quindi con il mese di giugno deve finire questa esperienza della degenza unica ripristinando i servizi e condizioni di lavoro sicure. Abbiamo chiesto un incontro con la direzione su tutto questo. Ad oggi non abbiamo ricevuto risposte. Confidiamo che anche la conferenza dei sindaci si faccia presente in questa partita così delicata». —

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