Il presidio
Baristi e ristoratori in piazza Bovio: «Il rischio è quello di non ripartire»
«Non trasformeremo in ambulatori i nostri locali». Al flash mob anche il sindaco Ferrari con Nigro e Parodi
PIOMBINO. Una sedia. Due, tre. Cento sedie. Con una bottiglia di vino sopra ciascuna. Fermi, in piedi, i ristoratori e i baristi di Piombino. È piazza Bovio ad aver accolto ieri pomeriggio il flash mob promosso dal Movimento imprese ospitalità e organizzato sul territorio dall’Usceb (Unione somministrazione cibo e bevande) Piombino. Presenti alla manifestazione il sindaco Francesco Ferrari, l’assessore alle attività produttive Sabrina Nigro, l’assessore al turismo Giuliano Parodi, oltre al capogruppo del Movimento imprese ospitalità, Paolo Bianchini.
Il M.I.O., fra l’altro, ha lanciato già un’altra iniziativa per sabato, in tutte le piazze italiane. I cuochi e gli operatori della ristorazione si uniranno vestiti con la propria divisa di lavoro. «Cosa succederà non posso dirlo – le parole di Bianchini – la manifestazione lascia anche spazio in autonomia ai vari territori. Il movimento è nato perché ci siamo sentiti un po’ abbandonati da chi doveva rappresentarci a livello nazionale, adesso siamo 38 realtà in tutto lo stivale».
«Quello che critichiamo dell governo è l’aver fatto gestire i decreti a persone che non hanno nulla a che fare con il nostro mondo – afferma Francesco Ricciardi del Peccato e del bar Principe – Un mondo che rappresenta il 16% del pil nazionale e che arriva fino al 50% se consideriamo anche l’indotto».
«La riapertura il 18 maggio? – riprende Bianchini – Col distanziamento sociale e la poca chiarezza non è possibile per le nostre aziende sostenere questo momento. Ci ritroveremmo con il 20-25% di capienza di servizio ma con il 100% dei costi. E poi c’è un altro aspetto: il commercio enogastronomico italiano è conosciuto in tutto il mondo e non trasformeremo i nostri ristoranti in ambulatori. Per questo consigliamo ai colleghi di non aprire. Quando potremo farlo? Quando a fronte di 100 coperti, potremo sfruttare 100 coperti». Mentre ci si saluta e si tolgono sedie e bottiglie, è visibile sul volto di ogni commerciante la preoccupazione per il futuro.
«Se riapriremo il 18? C’è paura anche perché non sappiamo ancora cosa fare e c’è il rischio che manchi il tempo di organizzarci – dice Sandro De Monaco del bar e della pizzeria Falesia. La legge pretende che facciamo gli sceriffi, e con i dipendenti come la mettiamo? Per ora sono in cassa integrazione, ma poi? Saremo costretti a mandarli via? E le tasse? Ho già pagato 25mila euro in anticipo. I dubbi sono ancora molti. Di sicuro ci sono i 180mila euro che fra bar e ristorante abbiamo perso nel lockdown. E quelli non si recuperano più».
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