Italia
«L’Asl e la Regione sblocchino il progetto di ospedale unico»
Camelli (Uil) preoccupato per Villamarina chiede di tirare fuori l’atto dai cassetti «Il territorio non accetterà passivamente il declino dei servizi sociosanitari»
PIOMBINO
Più che motivate le preoccupazioni per il futuro dell’ospedale Villamarina.
Dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria Covid-19, con la Fase due va ripreso il percorso di potenziamento annunciato dalla Regione. Parole della Uil Funzione pubblica che chiede all’azienda sanitaria di lavorare al progetto a partire dall’approvazione dell’ospedale unico Valli degli etruschi.
«In questo atto – scrive Paolo Camelli – ci sono fissati i livelli di responsabilità gestionali, le strutture operative e i servizi che l’ospedale unico deve garantire a 150mila abitanti che diventano 180mila con i cittadini elbani ai quali va garantito il necessario supporto e ben 200mila nel periodo estivo».
«È bene che sia chiaro a tutti - rimarca Camelli - Fino a quando tale atto resta nei cassetti dell’Azienda e della Regione Toscana non esiste ospedale unico e per Villamarina aumentano le situazioni critiche».
«Si è ben visto anche in questa fase di emergenza Covid19 - prosegue il sindacalista - secondo i propositi dell’Azienda, Villamarina doveva assolvere a un’importante funzione di supporto per le attività chirurgiche sospese negli ospedali Covid come Livorno. In realtà solo urologia, ed è importante che ciò sia avvenuto, ha raddoppiato le sedute operatorie supportando Livorno. Non è stato cosi per altre specialistiche chirurgiche a dimostrazione del fatto che un ospedale Valli Etrusche non può crescere se le posizioni di comando sono altrove».
« Occorre quindi - aggiunge Camelli - che nel regolamento ci sia chiaramente previsto che le attività specialistiche mediche e chirurgiche che competono alle Valli Etrusche siano pienamente agibili come a Livorno e Pontedera per rimanere all’ambito sud della Usl Nord Ovest».
Secondo Camelli, «sarà urgente ridisegnare le attività da potenziare e destinarci i necessari investimenti cominciando dal Pronto soccorso, dalla Diagnostica, alla Medicina, alla Chirurgia e le sue specialistiche di ortopedia, otorino, urologia, oculistica. Sarà necessario potenziare i servizi territoriali e ripensare ai modelli gestionali di prestazioni rivolte alla popolazione più fragile».
«L’Azienda - conclude Camelli - sappia che questo passaggio non è evitabile pena la rivolta di un territorio che non accetterà mai passivamente il declino dei propri servizi sanitari e sociosanitari». —
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