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“L’Isola che c’è” scrive agli enti per ricordare le esigenze dei più giovani
L’invito è di mettere in campo iniziative all’aria aperta di sport, cultura e altro in modo da far superare senza traumi questo periodo ai più piccoli
portoferraio
“Non dimentichiamo i più giovani” È l’appello che lancia il partenariato del progetto educativo “L’isola che c’è” che, con una lettera, invita i rappresentanti di enti locali e delle organizzazioni che si occupano di sport e cultura ad avere attenzione ai bambini, ai ragazzi e agli adolescenti in questa fase 2 che prevede la possibilità di riorganizzare il tempo, a non relegarli in secondo piano. La sfida che lanciano è di ripensare un modo di mettersi in relazione, di essere comunità «essere mondo che impari dall’esperienza che stiamo vivendo che non ci isoli né ci faccia guardare l’altro con sospetto o paura, ma che ci connetta in modo pienamente umano». “L’isola che c’è” propone di attivare dialoghi e collaborazioni concrete per dare la possibilità ai bambini e ragazzi di riprendersi spazi di relazione, espressione e gioco. Permettere alle donne di tornare al lavoro sapendo che i loro figli sono custoditi ed accompagnati da animatori educatori e competenti così come continuare ad offrire percorsi di rielaborazione delle emozioni, di orientamento, di consulenza psicopedagogica per «stare dentro a questo radicale cambio di paradigma». Tra le proposte anche quella di permettere alla scuola di riattivare i percorsi di istruzione per tutti i ragazzi nei tempi previsti, anche in spazi nuovi e diversi dalle aule riconoscendo come curricolari le attività da sviluppare nel progetto come canottaggio, vela laboratori musicali video making e molto altro, progettando altre esperienze di apprendimento che integrino il percorso scolastico. «Sono tante cose – si legge nella lettera inviata agli enti – ma molte sono già ben progettate, finanziate e possibili da mettere in atto subito, con la collaborazione di molti possono attivarsi e diventare realtà». La proposta è quella di costruire e rendere permanenti tavoli di confronto tra soggetti pubblici e privati del mondo dell’educazione «perché siano – precisano – e rimangano luoghi di pensiero e di azione capaci di contribuire e ad una cultura educativa comunitaria e di compiere e sollecitare azioni concrete, anche a livello politico. Potrà essere uno degli investimenti più importanti perché tutto riprenda energia e si possa vedere e sperare il futuro». —
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