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Ipotesi e ricostruzioni dagli studi di Cavicchi

a.m.
Ipotesi e ricostruzioni dagli studi di Cavicchi

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campiglia

Sul canale YouTube della Mediateca storica digitale di Campiglia Marittima, Camerini ha presentato la ricerca storica svolta da Piero Cavicchi sul mausoleo romano di Caldana che rappresenta il primo studio approfondito sui resti dell’antico monumento funebre costruito circa duemila anni fa. Come spiegato nel video, Cavicchi è stato anche il primo a capire come fu costruito e con quali tecniche, facendo un paragone con monumenti simili presenti nel resto d’Italia, in particolare in Lazio e Umbria.

Il mausoleo di Caldana sembra essere in Toscana l’unico esempio a torre così imponente. Originariamente era ricoperto di marmo, che nel Medioevo fu asportato per destinarlo ad altri usi. La struttura, realizzata con la tecnica dell’opus caementicium fu edificata gettando all’interno di casseformi in legno un misto di calce e pietre locali. Le strisce presenti sulla muratura sono le impronte delle casseformi corrispondenti alle varie gettate, mentre i fori quadrangolari sono il vuoto lasciato dal disfacimento delle travi che rinforzavano le casseformi.

Le pietre utilizzate come riempimento all’interno della gettata sono calcare e soprattutto travertino locale, che qui da noi si chiama tufo, cavato molto probabilmente non lontano dal luogo dove si trova il quartiere venturinese di Tufaia, che prende il nome proprio dalle antiche cave di tufo che furono utilizzate per secoli e che servirono ai primi abitanti di Venturina per costruire le proprie case.

La grande apertura alla base del mausoleo ospitava il sarcofago che conteneva le ceneri del defunto. Come molti monumenti funebri romani, il mausoleo di Caldana si trovava ai bordi di una strada molto importante, la consolare via Aurelia, detta anche Emilia Scauri: una parte del tracciato è sopravvissuta miracolosamente ai secoli ed è ancora visibile tra le case. Nel Medioevo poi, al monumento fu appoggiato un edificio che almeno per un certo periodo dovette servire da magazzino di uno dei mulini che si trovavano a due passi, lungo la Fossa Calda, chiamato “della Torricella” proprio per la presenza del mausoleo. —

a.m.

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