Il Tirreno

negozi e ristoranti a campiglia 

«Così rischiamo di chiudere definitivamente»

Annalisa mastellone

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campiglia

«Il rischio è di consegnare le chiavi alla sindaca definitivamente, non simbolicamente». Chiedono aiuti su misura per il borgo i commercianti e le attività del Centro commerciale naturale di Campiglia Marittima. Necessarie tutele maggiori per superare questa emergenza sanitaria senza dovere chiudere i battenti. «Le nostre attività sono in seria difficoltà col dubbio di poter riaprire, soprattutto i bar e i ristoranti, aspettano aiuti che stentano ad arrivare – riferiscono al Tirreno dal Ccn La Rocca –. I servizi vengono a mancare e la stagione impossibile da programmare, e mancano i decreti che ne stabiliscano il regolamento. E naturalmente per una situazione come quella di Campiglia centro non è certo d’aiuto l’asporto proclamato dall’ultimo decreto, come l’ampliamento alle bevande effettuato dall’amministrazione. C’è bisogno di molto di più perché gli esercenti lavorano anche col turismo e sono un servizio per la comunità». Si lavora in estate per sopravvivere in inverno. Senza parlare delle strutture ricettive preoccupate per le incerte prospettive. «Le attività ricettive – spiega Sara Gabrielli, di Sishouses Cav – sono quelle che probabilmente risentiranno più a lungo termine, soprattutto se non ci sarà la possibilità di ospitare gli stranieri. L’incertezza è totale perché neanche sappiamo quali norme dobbiamo applicare e le tempistiche di adeguamento. Sempre che si riesca ad aprire, il dubbio è se le persone avranno la possibilità di raggiungerci contando anche la situazione economica delle famiglie». «C’è bisogno di liquidità, di aiuti concreti per ripartire e di prospettive. Si aspetta concretezza e lungimiranza» sottolinea il Ccn che collabora con l’amministrazione per cercare le migliori misure di sostegno alle attività del borgo e nutre speranza nel tavolo di lavoro appena aperto. Le recenti disposizioni sulla possibilità di asporto complicano ulteriormente la situazione per le attività di somministrazione del borgo. «Noi bar, ristoranti e altre attività chiusi – spiega Gianni Teglia titolare del bar “La panca” – siamo tutti d’accordo che l’asporto per il borgo è poco realizzabile. Il bacino di utenza è troppo scarso, non ci sono uffici, banche, centri commerciali, cantieri, senza considerare che anche tutti gli altri senza cassa integrazione cominciano a essere in situazioni economiche precarie. Con tutti questi presupposti, investire in materiale usa e getta per erogare il servizio, per molti di noi potrebbe essere più una perdita che un rilancio. Il borgo inoltre lavora prevalentemente con il turismo e con chi è di passaggio». Per questo bar e ristoranti hanno scritto una lettera all’amministrazione comunale e avuto un confronto telefonico con gli assessori Brogioni (centro storico) e Zannoni (attività produttive). «La nostra è una richiesta di aiuto – spiega Teglia –, non vogliamo attaccare l’amministrazione ma abbiamo necessità che vengano prese misure ad hoc per il borgo. La nostra non è un’emergenza relativa solo a questi due mesi, ma dell’intero anno. Oltre ai commercianti sono coinvolte anche tutte le famiglie che vivono e lavorano nel borgo. Consapevoli delle difficoltà che anche le amministrazioni vivono in questo momento straordinario di emergenza, ma non sono per noi sufficienti misure tipo slittamento tasse e-o riduzioni, occorrono tutele maggiori. E il nostro borgo necessita di interventi ben diversi da quelli che occorrono a Venturina. Altrimenti, la consegna delle chiavi potrebbe trasformarsi in realtà». —

Annalisa mastellone

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