Il presidio
Legambiente e Cai «Escursioni e sentieristica è il turismo possibile»
Secondo le due associazioni occorre “liberare” le spiagge oggi inaccessibili e migliorare i sentieri dai monti al mare con regole precise per l’accesso
portoferraio
Legambiente Arcipelago Toscano e Cai preoccupati per le ipotesi di estensione delle aree in concessione, delle spiagge maggiormente frequentate. «Altri propongono di indirizzare i residenti e i turisti non paganti verso le spiagge dove non esistono concessioni balneari. Ci troveremmo così - dicono le due associazioni - in una specie di apartheid alla rovescia, dove i turisti si guarderebbero a distanza da sdraio in spiagge semivuote per garantire le distanze, mentre gli isolani e i turisti che intendono fruire di quello che è prima di tutto un bene pubblico e comune si troverebbero ammassati in spiagge “libere”, dove probabilmente sarebbero costretti a fare a ombrellonate per mantenere le distanze». Secondo gli ambientalisti «non è ipotizzabile una divisione delle spiagge in classi aeree del tipo “business” o “turistica”. I litorali dell’isola devono rimanere accessibili a tutti con i soli limiti obbligatori e temporanei dati dal distanziamento sociale».
Legambiente e Cai sostengono che « sarà bene lasciare le concessioni balneari così come sono per poi fare, se necessario, anche in base alle prenotazioni e ai reali flussi turistici, gli adeguamenti che saranno necessari in alta stagione e concordati caso per caso». La ricetta che propongono Legambiente e Cai è di puntare fin da subito ad una offerta diversificata, «finalizzata in primo luogo all’aumento del turismo naturalistico, all’aria aperta, sia sulla costa che lungo i percorsi escursionistici alla cui promozione la stessa Regione si è dimostrata sensibile anche con la recente approvazione del regolamento attuativo della legge per la valorizzazione dei cammini regionali fra cui potrebbe essere inserita la nostra Grande Traversata Elbana».
L’Arcipelago - proseguono - in questo senso «non solo ha molto da offrire ma anche molto da scoprire e valorizzare, a cominciare proprio dalle decine e decine di spiagge selvagge e dalle piccole spiagge, le cosiddette pocket beach, che punteggiano le nostre coste. Si tratta spesso di spiagge sconosciute, malamente o per niente segnalate, con sentieri di accesso non manutenuti, nelle quali spesso l’unica pulizia viene effettuata dal volontariato ambientalista e da qualche imprenditore turistico più illuminato. Alcune di queste spiagge sono state privatizzate, impedendo l’accesso attraverso i sentieri pre-esistenti. L’ultimo dossier “Mare in Gabbia” di Legambiente ne segnalava più di 10 in tutta l’Elba».Legambiente Arcipelago Toscano e Cai Isola d’Elba si rivolgono agli amministratori comunali, al Parco, alla Gat perché si avvii finalmente un’opera di valorizzazione degli accessi alle pocket beach. «Per esempio, occorre non solo segnalare spiagge e sentieristica ma anche indicare quale sia la loro possibile capienza in base alle nuove regole. Bisogna non privatizzare ulteriormente ma liberare e accogliere il turista soddisfacendo la sua curiosità e la sua voglia di avventura e conoscenza». Insomma puntare sulle professionalità presenti sull’Isola per puntare sul turismo escursionistico e di natura, che sta crescendo da anni. «Il futuro della nostra economia è scritto anche nei sentieri che portano al nostro magnifico mare e ai panorami stupendi delle nostre colline e dei nostri monti, bisogna solo leggerlo meglio e far conoscere questo racconto di storia, tradizioni e natura a chi arriva. Ma bisogna farlo subito, investendo risorse che le nuove regole del distanziamento sociale impediranno di spendere in iniziative più effimere e che hanno poco o nessun effetto sulla fidelizzazione del turista». —
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