Italia
Confronto tra Asl e Comune sul Centro di riabilitazione
L’Azienda sanitaria vuole realizzare 12 posti letto per pazienti positivi al covid-19 La sindaca Ticciati: «Non vedo la ragione per attivare una cosa del genere»
Manolo Morandini / CAMPIGLIA
«Non approvo e non capisco. Non vedo la ragione per attivare una cosa del genere. Proseguirò il confronto con l’Azienda sanitaria perché ad oggi non sono state date ragioni e numeri per sostenere un progetto di questo genere. Resta poi il comportamento scorretto e irrispettoso nei confronti dell’amministrazione comunale, delle istituzioni e dei cittadini». È questa a cornice che traccia la sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati su quanto accaduto e potrebbe prendere forma nel Centro di riabilitazione di Campiglia. Di fronte all’ostinato silenzio dell’Asl Toscana Nord ovest l’unica certezza è che sulla carta si pensa di sdoppiare i 24 posti letto: per metà nel solco del progetto originario, la riabilitazione di pazienti in uscita dalle Terapie intensive negativizzati al covid-19, i restanti dodici per positivi.
Il cambio di indirizzo per gli spazi dell’ex ospedale, come anticipato dal Tirreno, dal quartier generale dell’Asl viene dato per già deciso. Ci sono le carte a dare il segno del cambio di passo. Qualche certezza in più potrebbe arrivare oggi. In agenda c’è una riunione in videoconferenza tra la direzione dell’Azienda sanitaria, la sindaca di Campiglia e una delegazione della Società della salute Valli Etrusche. Non è il tavolo richiesto da Ticciati con tutti i soggetti interessati, rappresentanti sindacali e dell’Azienda sanitaria, per ragionare insieme delle eventuali criticità e delle possibili prospettive, ma rappresenta sicuramente un’occasione in cui fare un minimo di chiarezza.
Non è solo il ricovero alla chetichella di due pazienti positivi, guariti clinicamente ma non “viralmente”, che in scia alle proteste si è risolto nell’arco di 24 ore con il loro trasferimento all’ospedale di comunità di Cecina, che è stato attrezzato allo scopo. A pesare è l’opacità di tutta l’operazione presentata dall’Azienda sanitaria come soluzione per i “pazienti guariti di Livorno e Pisa”, stando a una nota ufficiale dell’Asl, che a causa dell’allettamento prolungato e di tutti i trattamenti che si sono resi necessari, presentano deficit respiratori, problemi di deglutizione, debolezza muscolare, che rendono difficoltoso il loro rientro a domicilio. Da qui la necessità di un progetto specifico per degenti che, seppur guariti clinicamente, quindi con doppio tampone negativo, hanno bisogno di un periodo di riabilitazione.
«Fin dall’inizio è mancata una condivisione aperta e trasparente – sottolinea la sindaca –. C’è un silenzio dannoso e inaccettabile da parte dell’Azienda sanitaria. Chiederemo che sia data garanzia scritta della durata di qualsiasi progetto e di quando in quel palazzo torneranno i servizi che sono stati trasferiti o sospesi, perché all’inizio di questa vicenda l’orizzonte prospettato è il termine dell’emergenza sanitaria, che è stata dichiarata fino al 31 luglio».
A Campiglia il distretto di fatto è stato smantellato in un fine settimana, con il trasferimento dei servizi nei distretto di Venturina Terme e San Vincenzo. Ma c’è dell’altro. Da tempo nell’ex ospedale non si fa più riabilitazione, per esempio a chi ha subito la ricostruzione del femore o deve superare i postumi di un ictus. Anche per i bambini con bisogni speciali le terapie sono sospese dall’inizio di marzo senza aver dato loro un’alternativa rispetto al restare a casa. —
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