Italia
«Nessuno forzi per riaprire prima che decida il Governo»
Fim, Fiom e Uilm temono che con le autocertificazioni al prefetto si anticipino i tempi No alla contrapposizione della salute delle persone con quella delle aziende
PIOMBINO
In questi giorni stanno andando a compimento i confronti che si sono sviluppati per la definizione di protocolli condivisi tra rsu-rls col supporto delle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le aziende del polo siderurgico, ma anche di cantieristica e settore automotive.
Ultima, ma solo in ordine di tempo l’intesa con Liberty Magona, che segue di pochi giorni quella di Jsw, e «recepisce – dicono i sindacati in una nota congiunta – le prescrizioni previste dalla Regione in termini di distanziamento, quindi di organizzazione logistica e lavorativa. Pertanto, possiamo dire, di essere pronti alla ripartenza con la massima sicurezza possibile, non appena il Governo riterrà nelle sue prerogative, coadiuvato nelle valutazioni dalle varie task force tecniche, di sbloccare i codici Ateco specifici».
Ma c’è un timore nelle organizzazioni sindacali, e cioè che con le autocertificazioni alla prefettura basate sulla presunta appartenenza a filiere produttive legate a servizi essenziali o di pubblica utilità – allarme lanciato tra l’altro dal presidente della Regione Enrico Rossi – e facendo leva anche sui protocolli condivisi (ma in alcuni casi non ancora messi in pratica), qualcuno voglia ripartire anticipando le decisioni del Governo.
«Deve essere chiaro – affermano a questo proposito i sindacati – che per Fim Fiom e Uilm provinciali questi accordi non sono e non possono essere in nessun angolo della provincia, qualcosa da piegare allo scopo di forzare una prematura e non autorizzata ripartenza. Queste organizzazioni sindacali non sono e non saranno paladini del tutto chiuso, come hanno dimostrato andando anche contro le decisioni di scioperare di talune rsu pressate dai timori della prima ora, così come non saranno complici del tentativo di contrapporre la salute delle persone con la salute delle aziende».
Per Fim Fiom e Uilm «sono preziose le prime e importanti le seconde, per questo restiamo rispettosi delle norme e delle responsabilità demandate alle Istituzioni cui competono le scelte».
Il decreto del 10 aprile, recante misure urgenti per il contenimento e la gestione della diffusione del Covid-19, all’articolo 2, conferma la sospensione di tutte le attività produttive industriali disponendone l’applicazione su tutto il territorio nazionale fino al 3 maggio.
«Tra le attività produttive – ricordano Fim, Fiom e Uilm – restano sempre consentite quelle funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività autorizzate, aerospazio, pubblica utilità ecc. Lo stesso articolo sottopone queste attività alla preventiva comunicazione al prefetto della provincia, beneficiando del meccanismo del silenzio-assenso, mentre in precedenza prevedeva invece il meccanismo dell’autorizzazione».
Così in questo quadro Fim, Fiom e Uilm annunciano che segnaleranno al prefetto e al presidente della Regione «ogni attività che a nostro modo di vedere non rientra tra quelle autorizzate dai codici Ateco emanati dal Governo. Tornerà utile a tale proposito l’elemento di novità rappresentato dalla previsione che, in sede di valutazione delle condizioni richieste dalla norma per la prosecuzione delle attività per le quali opera l’obbligo della comunicazione, il prefetto possa adottare il provvedimento di sospensione, sentito il presidente della Regione interessata».
«Inoltre – proseguono i sindacati – sulla base delle positive esperienze di talune prefetture nel ribadire e rafforzare l’incardinamento nella figura istituzionale del prefetto quale rappresentante generale del Governo sul territorio e autorità provinciali e di pubblica sicurezza, questi potranno avvalersi, come espressamente precisato anche nelle circolari del Ministero dell’Interno, oltre che delle componenti dell’apparato della pubblica sicurezza, dell’Ispettorato del lavoro e del contributo specialistico di qualificati soggetti istituzionali. In particolare, al personale del corpo della Guardia di finanza, in linea con le funzioni proprie di polizia economico-finanziaria, cui potrà essere demandato lo svolgimento di specifici controlli e riscontri - a mezzo di disamine documentali, tramite le banche dati in uso e, ove necessario, rilevamenti presso le sedi aziendali - circa la veridicità del contenuto delle comunicazioni prodotte dalle aziende, avuto riguardo all’inclusione nelle categorie autorizzate ovvero all’esistenza della relazione economico-commerciale tra le attività d’impresa appartenenti alle varie filiere consentite». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
