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Solidarietà tra Comuni Lo stop al contributo per fronteggiare la crisi

La richiesta del sindaco Bandini in una lettera aperta Per l’amministrazione sanvincenzina vale 1,2 milioni

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SAN VINCENZO

Arriverà per conoscenza sulle scrivanie del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte e del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. È la lettera con cui il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini con cui chiede ai presidenti nazionale e regionale dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e di Autonomie locali italiane (Ali) interventi a supporto delle amministrazioni comunali mezzi e risorse per supportare i propri cittadini e le proprie imprese. Il tutto a partire dal Fondo di solidarietà comunale, che dovrebbe servire «ad assicurare un’equa distribuzione delle risorse ai comuni, ma che di fatto priva molti comuni, anche piccoli come il nostro, di importanti risorse. Nel nostro caso il peso della contribuzione al fondo lo scorso anno è stato di 1.245.000 euro».

Questa la cornice che ha spinto il primo cittadino di San Vincenzo a prendere carta e penna per indicare quelle che ritiene azioni indispensabili per uscire dall’emergenza coronavirus.

«È noto a tutti che l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19 sta portando ma soprattutto porterà un gravissimo problema di bilancio alle amministrazioni locali. Nonostante questo, non abbiamo la percezione che tali difficoltà vengano viste come ciò che sono realmente, e cioè delle spade sulla testa dei Comuni e quindi dell’intera popolazione». Così si apre la missiva. Che prosegue: «Quei comuni che fino ad oggi sono stati valutati (loro malgrado) capaci di sostenerne altri, attraverso un Fondo di solidarietà comunale pesantissimo per chi lo vive in negativo, con prelievi enormi fatti anche su piccoli Comuni, oggi vedono la propria stabilità messa veramente e fortemente a rischio da un crollo della capacità contributiva dei propri cittadini, delle proprie imprese e dal crollo della presenza turistica».

Il sindaco Bandini sottolinea che «il decreto Cura Italia non risolve la crisi socio-economica che i comuni stanno affrontando in prima linea e questi non hanno potuto far altro che procrastinare pagamenti che i contribuenti per la maggior parte non saranno in grado di fare». Da qui la richiesta di realizzare il «Fondo straordinario di almeno 5 miliardi proposto da Anci l’11 aprile 2020». Ma anche di «istituire un fondo straordinario di almeno 500 milioni per i comuni con risultato negativo nel Fondo di solidarietà comunale o, in alternativa, di abbattere il saldo negativo del fondo per questi comuni di almeno il 70%». E di far convergere le risorse previste nel bilancio statale per le tre annualità 2021-2023 «in una unica anticipazione nel 2020, aumentando così la dotazione del fondo di 830 milioni. Aumento che porterebbe alla riduzione del fondo precedente».

Ma c’è dell’altro. Si chiede di svincolare risorse che sono già nella disponibilità dei comuni. A partire dalla riduzione «della percentuale quota di accantonamento del Fondo crediti di dubbia esigibilità prevista per i bilanci di previsione 2020 – scrive il primo cittadino –. E di consentirci di utilizzare totalmente l’avanzo di amministrazione vincolato». Oltre a «consentirci di attivare e mantenere servizi legati all’emergenza coronavirus essenziali ai fini della ripresa delle attività locali attraverso trasferimenti di risorse dallo Stato ai comuni». E a questo proposito di «conferire ai sindaci i poteri necessari per operare con la massima celerità e prontezza per velocizzare le opere più importanti e la ripartenza dei cantieri attraverso uno snellimento e una sburocratizzazione di tutti i procedimenti amministrativi». —



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