Il Tirreno

rio, il luogo della speranza 

L’orto dei Semplici si prepara a svelare le sue meraviglie

L’orto dei Semplici si prepara a svelare le sue meraviglie

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RIO NELL’ELBA

Salendo verso il paese collinare di Rio nell'Elba si trova lungo strada, sulla destra, uno spiazzato sterrato per poter parcheggiare. In quel punto si notano indicazioni per raggiungere, a piedi, con uno stradello, il vicino Orto dei Semplici, posto a fianco del l'eremo di Santa Caterina. È un antico giardino botanico dove vengono raccolte le principali piante dell'isola, a partire da diversi tipi di alberi da frutto. Ma poi si trovano pure gli aromi naturali come il rosmarino, l'elicriso e via dicendo, e ovviamente tipi di arbusti e simili. Quindi un campionario completo o quasi, di cosa l'Elba, paradiso della vegetazione, può offrire. E ogni pianta, ogni arbusto ha il proprio cartellino che indica il nome, le sue caratteristiche e l'angelo custode e tutore di questa amena stazione vegetale, è l'ex campione di ciclismo Roberto Ballini. Prematuramente, nel 1972, ha dovuto rinunciare alle corse, per via di un male ad una gamba che nessuno è riuscito a risolvere. Nella sua bella carriera, ha potuto gareggiare insieme a personaggi come Merckx, Gimondi, Motta e altri. «La parte scientifica, relativa alle indagini sulle piante – dice Ballini, che è anche grande esperto di apicultura e non a caso il figlio produce il miele che porta il suo cognome – è stata curata dai ricercatori universitari pisani e dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, tra cui il professor Agostino Stefani. Le piante sono raccolte in apposite parcelle in 10 sezioni, piante spontanee, esclusive o rare di ambienti tipici dell’Elba. Io adesso sto provvedendo a sistemare per il Parco, ogni coltivazione, a potare le piante da frutto, ad annaffiare e cominciano le prime fioriture per la stagione. È la migliore stagione di tutto l'anno». Dopo aver lasciato le corse Ballini ha sviluppato anche la passione per l'allevamento di api e ora al fianco del giardino botanico ha delle arnie che servono a riprodurre le api regine. «Mi piacerebbe – conclude -che questo luogo diventasse un apiario ‘didattico’, in modo da coinvolgere i giovani in questa attività magica. A cui mi dedico da oltre 40 anni. Con anni di impegno sono arrivato a comunicare in qualche modo con le api e con un mio particolare grido riesco ad immobilizzarle». —



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