Il Tirreno

Alla guida della sua Panda è finito contro un albero

paolo nencioni
Alla guida della sua Panda è finito contro un albero

Viaggiava su un rettilineo deserto lungo il Bisenzio, nel centro di Prato

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l’incidente

Si può dire che Simone Cantaridi, l’uomo di 46 anni che ieri pomeriggio si è schiantato con la sua Fiat Panda contro un albero davanti allo stadio Lungobisenzio, sia morto due volte.

Quella di ieri, infatti, era la vigilia di un anniversario doloroso che Cantaridi ha probabilmente cercato invano di cancellare dalla sua memoria. All’alba del 14 aprile 1999 l’allora venticinquenne Simone fece esplodere la palazzina di Piombino dove viveva insieme alla moglie, alla figlia e alla sorella. Qualche ora prima (lo scoprirono qualche giorno dopo i carabinieri) le aveva uccise tutte a coltellate: prima Sabrina, sposata con un “matrimonio riparatore”, poi la piccola Vanessa, di appena 4 anni, infine Claudia. Le aveva uccise nella notte e dunque, chissà, forse quello di ieri era proprio un anniversario di sangue. E allora potrebbe non essere una semplice coincidenza il giorno in cui è avvenuto l’incidente stradale che ieri gli è stato fatale e che al momento non ha una spiegazione logica.

Dicono i vigili urbani che Simone Cantaridi fosse alla guida della sua Fiat Panda grigia e stesse percorrendo via Firenze in direzione del viale della Repubblica. Viaggiava sul tratto rettilineo di una strada resa deserta dall’emergenza coronavirus. Dunque nessun ostacolo, nessun pericolo se non quegli alberi dove è facile andare a schiantarsi, se lo si vuole fare.

Alle 14, 05 i residenti hanno sentito un botto e si sono affacciati. Hanno visto la Panda tra gli alberi della pista ciclabile che costeggia il Bisenzio, col muso rivolto verso il ponte alla Vittoria, da dove teoricamente stava arrivando.

Se non è un errore nella ricostruzione della dinamica, bisogna pensare che l’utilitaria abbia urtato uno degli alberi e poi si sia girata di 180 gradi.

La centrale del 118 ha subito inviato sul posto un’ambulanza della Croce d’Oro, insieme ai vigili del fuoco che hanno estratto il conducente dall’abitacolo dove era rimasto incastrato.

Il medico ha iniziato le manovre di rianimazione mentre da Firenze arrivava l’elicottero di soccorso che è atterrato dentro lo stadio.

Si è trattenuto poco più di mezz’ora ed è ripartito quando il medico ha dovuto constatare il decesso di Cantaridi.

È stato avvertito il magistrato di turno e la salma è stata presa incarico dai servizi funebri della Croce d’Oro.

La prima vita di Simone Cantaridi era finita la quella notte di aprile di 21 anni fa. La seconda, dopo 10 anni di purgatorio in una cella del carcere della Dogaia, era iniziata nel dicembre del 2009, quando era stato scarcerato grazie a uno sconto di pena senza l’appendice di cinque anni in un ospedale psichiatrico, come aveva disposto la sentenza di condanna.

Già in carcere si era messo a studiare e una volta uscito si era iscritto alla facoltà di Teologia. Aveva trovato lavoro in un supermercato e viveva al numero 2 di via San Silvestro, lo stesso indirizzo del Santuario di Santa Maria del Giglio.

In tutti questi anni non aveva mai detto il motivo che lo aveva spinto a uccidere moglie, figlia e sorella.

Non lo sapremo mai, così come non sapremo mai se davvero abbia voluto andare a schiantarsi contro quell’albero, ieri. –

paolo nencioni

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