Italia
«Un reparto disorganizzato che non doveva esistere»
LIVORNO
Un reparto disorganizzato che non doveva esistere, con un metodo di lavoro monolitico invece di quello di intensità di cura e che dopo le morti sospette non ha reagito all’emergenza. È una descrizione impietosa quella che emerge dalla testimonianza di Francesco Enrichens, medico specialista di chirurgia d’urgenza ed ex direttore del dipartimento di emergenza dell’ospedale di Torino. Nel 2016 è stato inviato a Piombino dal ministero della salute a capo della task force che doveva verificare le morti sospette nel reperto di terapia intensiva. Il suo racconto è finito agli atti nel processo parallelo a quello dell’infermiera dove l’imputato è l’attuale primario di Villamarina Michele Casalis, accusato di omicidio colposo per il decesso degli ultimi tre pazienti e che ha scelto, a differenza di Fausta Bonino, il rito ordinario.
«Quello che abbiamo verificato – ha raccontato Enrichens – è che nel reparto c’era poco lavoro di squadra. In particolare c’erano due entità a sé stanti: cardiologia e terapia intensiva. Tra l’altro per Piombino non era prevista a livello ministeriale la terapia intensiva perché quel tipo di reparto con una struttura iper specialistica non è previsto per città sotto 50mila abitanti». Quello che doveva accadere all’interno del reparto dopo la certificazione di morti sospette lo spiega lo stesso medico. «Il primario di un reparto deve essere riferimento per tutto il personale. A Piombino c’erano istituti non utilizzati. Dopo morti poco normali ci si attiva tra direttore sanitario e primario invece non è stato fatto. Non ci sono stati incontri tra il personale».
«Cattive lavandaie», è la sintesi di quel clima dove non ci sono stati «colloqui sull’organizzazione, rapporti con i colleghi, verifiche sulle criticità e dunque non è stato attivato un monitoraggio e delle strategie per la diminuzione rischio clinico anche su un cambiamento organizzativo per evitare che si ripetessero». –
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