Il presidio
Penne, matite e quaderni vietati al supermercato
Vaghezza del decreto e varie interpretazioni su quali siano i beni di prima necessità Coop però consegna a domicilio. Cavicchi (Conad): «Difficile spiegare ai clienti»
Cecilia Cecchi /PIOMBINO.
Pennarelli, righello, quaderni a righe o a quadretti. Per le famiglie con ragazzi comunque a scuola on line anche questi sono beni di prima necessità. Ma come fiori, biancheria, oggetti per la casa e giocattoli non possono essere acquistati nei supermercati e neppure nei grandi magazzini . Ogni giorno, lo vivono in diretta le commesse, ci sono screzi con clienti che, dopo un’ora di fila, vorrebbero acquistare dai calzini o ai giocattoli. Capita spesso anche da Maury’s su viale Unità d’Italia per cancelleria e giocattoli. Solo Unicoop li porta a casa a domicilio da un corriere. Vaghezza del decreto ministeriale Covid 19 più, naturalmente, disparità di interpretazioni: con cittadini-utenti più che aiutati, sommersi da disagi.
«Stamani (ieri mattina) – racconta Antonio Cavicchi (Conad) abbiamo avuto una multa di 300 euro a Grosseto per aver venduto una pentola. E il Comune di Piombino ci ha intimato di non vendere piante e fiori mentre a Venturina e negli altri Comuni è concesso. Si tratta di interpretazioni diverse che ogni sindaco trasmette con le seguenti verifiche della polizia municipale».
«Sono sgomento, perché ci troviamo di fronte – prosegue Cavicchi – a discussioni coi clienti che dopo lunghe attese si vedono rifiutare l’acquisto di cose che ci sono, in questo momento incomprensibile per molti. Abbiamo ben esposto sopra i reparti di abbigliamento, calzature, giocattoli e cancelleria la normativa ma resta complicata... ogni giorno non sappiamo cosa aspettarci. Per sicurezza continuiamo a non vendere. Ciò non toglie – dice – che chi si serve della cassa automatica a San Vincenzo o della “spesa al volo” a Venturina magari prenda qualcosa; non si possono controllare i carrelli... Tenendo bloccata la minuscola quantità di questi articoli che vendiamo speriamo di poter almeno dare una mano alle attività chiuse, già in forte difficoltà».
Situazione per la gran parte simile nei negozi Unicoop con sempre una montagna di prodotti sbarrati perché non in vendita, in quanto extralimentari. Secondo quanto detta il Decreto.
Sulla vendita (e sulla consegna a domicilio) di beni alimentari nei supermercati (ma anche dai piccoli negozi) nessuna questione; ma sul resto? Sui beni non alimentari parecchia confusione e clienti disorientati. Da una parte un decreto “generico” e non chiaro sugli aspetti specifici delle categorie merceologiche, e dall’altra i bisogni reali dell’utenza.
Unicoop dalla sede di Vignale non nasconde le difficoltà. Il decreto è «generico» e c’è in effetti il rischio di creare disparità nella vendita dei prodotti tra un supermercato e l’altro, come in effetti è successo. Anche perché alla vaghezza del decreto ministeriale sui beni non essenziali «si aggiungono in alcune zone anche le ordinanze dei singoli comuni – dice Unicoop - che disciplinano la vendita o meno dei prodotti che non siano generi alimentari o di prima necessità, col risultato che c’è un totale disomogeneità anche tra un supermercato di un comune e uno stesso supermercato di un altro comune».
C’è poi un punto: se blocchi una categoria merceologica tipo l’abbigliamento e il tessile, magari c’è dentro un articolo considerabile dall’utenza media “di prima necessità” (tipo gli indumenti intimi, gli slip): e allora come ti comporti? Tutto chiuso, pare: non ci sono “distinguo”.
«Noi come Unicoop – rispondono da Vignale - ci siamo attenuti alle disposizioni e abbiamo messo transenne per bloccare tutto il reparto, poi però lì ci finiscono anche i prodotti necessari». Insomma, le difficoltà ci sono, «ma noi dobbiamo cercare di interpretare nel modo migliore le disposizioni per tutelare la salute e non fare sgarbi al resto del commercio», dice Unicoop. Per venire incontro ai clienti l’azienda effettua consegne a domicilio gratuite (prima erano a pagamento) di qualsiasi prodotto non più acquistabile nel negozio fisico. «I clienti possono comprarlo sul sito e riceverlo a casa a domicilio da un corriere: finora la consegna era a pagamento. Ora è gratis». In questo mare di incertezze i piccoli commercianti dei diversi settori, impegnati ad attrezzarsi e “interpretare” la legge in modo adeguato: tutto per tornare a lavorare. —
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