Il presidio
Comprare elbano per uscire dall’emergenza
Tante adesioni all’appello di alcuni produttori dell’isola: acquistando beni “made in Elba” si può arginare la crisi
Durante la minaccia da coronavirus, che tutti sperano rimanga circoscritta, diversi elbani stanno rispondendo positivamente all'appello fatto da Antonio Arrighi e da altri agricoltori, che dalle pagine del Tirreno, hanno fatto appello al consumo di prodotti “made in Elba” per provare a risolvere il problema della centinaia di bottiglie che rimangono nelle cantine, per effetto dello stop nazionale a varie attività commerciali. In particolare è colpita la macchina del turismo, quindi bar, ristoranti e alberghi, sono tutti chiusi e il vino elbano si consuma molto, molto meno. L'Elba relegata in casa per via della pandemia, pare così scuotersi e uscire da un certa inerzia e vuole sostenere l'agricoltura facendo quadrato per aiutare le fattorie isolane in crisi. I prodotti delle vigne soffrono, in particolare il vino Doc isolano, rimasto nelle cantine. Alcune persone però si sono unite e hanno risposto ai problemi segnalati anche da Italo Sapere, Lorenzo Signorini e Dimitri Galletti, che in qualche modo sono diventati portavoce di tutti i produttori agricoli elbani. Così sui social network l’appello lanciato dai produttori elbani ha riscosso particolare consenso. I solidali sono ad esempio Walter Caggiano, sampierese, che ha detto: «Certo un cartone di vino elbano Doc io lo acquisterei, e sarebbe interessante avere una lista dei vini e magari fosse gestito pure un servizio di consegna al domicilio, nel caso di acquisti di una certa entità».
Un'idea approvata anche da Gabriella Bassani, impegnata nella biblioteca comunale campese, la quale lancia l'idea di un furgone itinerante: «Con i dovuti permessi, per vincere le difficoltà di andare nelle fattorie, i produttori potrebbero mettere in orbita un mezzo che raggiunga i vari paesi dotati dei prodotti agricoli a km zero». Ed è pure intervenuto Donato Creti, noto aromatiere che ha tenuto conferenze sull'isola con l'Accademia della cucina della delegata Rossana Galletti. Il chimico ha detto. «Certo aiutiamo gli agricoltori isolani, io sono a Firenze, potrebbero essere potenziate e gestite anche le spedizioni; e come diceva l'agricoltore Signorini si possono fare servizi anche con ordini on line».
La delegata dell'accademia approva: «Dobbiamo essere solidali, i prodotti isolani sono di elevata qualità». Infine si è fatto sentire Tiziano Pierulivo, che insieme a Deborah gestisce “Cavolo Nero”, piccola e nuova azienda agricola che produce marmellate, liquori, verdure e vino genuini. «In questi momenti bui va sostenuta l'agricoltura elbana – dice il giovane – si deve scoprire chi si impegna per dare prodotti agricoli a km0, realizzati come facevano i nostri nonni. Rischiamo in diversi di dover chiudere e cosa si offrirà alla ripresa del turismo, se non si troverà più il vero made in Elba. Chi assaggia i nostri sapori scopre la differenza netta dai prodotti industriali. Siamo tanti e dobbiamo essere sostenuti». E Arrighi sorride sapendo che nasce spirito d'unità. «Apprezziamo molto che gli isolani sostengano gli isolani– dice – lo stesso deve accadere in altri comparti. Sta arrivando qualche ordine dal centro e dal nord italia, di chi non vuole perdere la nostra qualità. Primi ordini perché temono di non poter venire in estate». —
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