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Verso una Pasqua strana tra chiese a porte chiuse e messe trasmesse online
PORTOFERRAIO
Sarà una Pasqua davvero unica. Difficile da dimenticare. Senza dubbio influenzerà, comunque la si guardi, il momento più importante dell’anno per i cristiani. I sacri riti che da sempre hanno caratterizzato questi eventi nelle chiese cattoliche, saranno affidati alla rete e ai mass media. Senza presenza fisica nel tempio continuando a valere, infatti, il divieto di celebrazione delle funzioni religiose e di assembramento. Tutti i cattolici sono invitati, nella Settimana santa, a unirsi spiritualmente alla preghiera della Chiesa, utilizzando i mezzi di comunicazione e, in particolare, unendosi alle celebrazioni di papa Francesco. In linea con le indicazioni del vescovo diocesano, nelle parrocchie elbane verranno celebrati i riti liturgici senza il concorso di popolo. Nella parrocchia di San Giuseppe a Portoferraio, per esempio, il parroco don Domenico celebrerà, sempre a porte chiuse, nei seguenti giorni e orari: la domenica delle Palme (5 aprile), la celebrazione della Messa alle 11 a cui seguirà la benedizione di alcuni rami di ulivo, simbolo dell'ulivo che potrebbe essere presente nelle case dei fedeli. Il giovedì santo (9 aprile), alle 18 la messa “In coena Domini”, nella quale verrà omessa la lavanda dei piedi. Il venerdì santo (10 aprile), alle 15, la celebrazione della Passione di Gesù, con la preghiera universale che, quest'anno, comprenderà un riferimento all'attuale emergenza mondiale. Il sabato santo (11 aprile), alle 21, la veglia pasquale. La domenica di Pasqua (12 aprile), alle 11, la celebrazione della Messa con la benedizione di tutto il popolo, attraverso l'aspersione dell'acqua nuova. Alle 12, come in tutte le chiese, le campane suoneranno a festa come segno di annuncio della vittoria di Cristo sulla morte, di speranza per uomini e donne in questo tempo di sofferenza e di comunione fra tutte le comunità. «Per la prima volta – dichiara don Domenico – vivremo la Pasqua senza celebrare insieme i sacri riti che ci hanno sempre raccolto nelle nostre chiese. Ci sentiamo comunque vicino ai sofferenti, ai malati, ai poveri, agli anziani, ai disabili e ai nostri bambini». —
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