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I medici di base chiedono maggiore protezione
Le mascherine sono del tipo chirurgico, giudicato meno affidabile Anche in rianimazione viene usato prevalentemente lo stesso modello
PIOMBINO
Dagli aiuti esterni alle riconversioni produttive passando dal fai da te e dai piccoli laboratori di sartoria. O dall’ingegno in chiave 3D. Le mascherine restano il simbolo più diffuso dei dispositivi di protezione individuale. Ce ne vogliono, e ce ne vorranno, ancora tante.
I farmacisti spulciano quotidianamente tra le ditte produttrici per poter coprire le necessità dei cittadini anche rispetto agli altri strumenti utili.
Mascherine monouso disinfettate e indossate di nuovo. Alcuni medici di base hanno dovuto fare questo, all’inizio della pandemia. E ancora oggi i problemi ci sono. Non tanto per la quantità ma per la tipologia.
Con i giorni, la macchina della distribuzione si è assestata e da qualche tempo l’assegnazione dei presìdi di sicurezza per i medici di famiglia è nelle mani dell’Estar, l’ente tecnico a supporto della sanità regionale. Il corriere li consegna direttamente negli ambulatori, con una certa regolarità e in quantitativi ritenuti generalmente accettabili. Tra i destinatari, però, c’è chi evidenzia la qualità insufficiente. Le mascherine sono di tipo chirurgico e non le Ffp3, ritenute le più sicure.
Il corredo si completa con guanti, un paio di occhiali e camici monouso «che si rompono subito. Ultimamente hanno mandato anche un “grembiule” più consistente da mettere sopra», rileva uno dei professionisti.
In molti casi, le FFp3 restano un miraggio. Anche nei reparti di rianimazione. A Villamarina sono riservate a chi gestisce o trasferisce pazienti Covid.
Di Ffp2, di livello inferiore ma comunque migliore rispetto al tipo chirurgico, in rianimazione ne dovrebbero arrivare tra qualche giorno grazie alla donazione di un privato. Le poche che ci sono vengono utilizzate solo in casi sospetti se i pazienti sono sottoposti alla ventilazione non invasiva, che prevede l’aerosolizzazione.
L’approvvigionamento ospedaliero segue una strada autonoma. Per i servizi pubblici territoriali della Zona-distretto Valli degli Etruschi i dispositivi invece arrivano tutti a Villamarina da dove vengono inviati in parte al presidio di Cecina che a sua volta li distribuisce.
Tra i destinatari, le Residenze per anziani, il Serd, Psichiatria, i punti-analisi e tutti i servizi decentrati. E naturalmente la farmacia dell’ospedale.
Fonti aziendali riferiscono di difficoltà iniziali a cui adesso corriponde un arrivo pressochè quotidiano di materiale, in quantità variabilissime ritenute comunque sostanzialmente sufficienti. —
V.P.
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