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«Il Cura Italia non basta, serve molto di più»

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PIOMBINO

Se il Cura Italia vuol salvare le imprese occorrono soldi veri, e tanti. Ne è convinta la Confcommercio provinciale, nelle parole del suo direttore Federico Pieragnoli. «Superata l’emergenza sanitaria, occorre una scossa di liquidità, che il Governo metta soldi veri nelle tasche dei milioni di imprenditori e partite Iva che per mesi non lavoreranno e non incasseranno un centesimo». Per Pieragnoli «cancellare le tasse per un anno è la condizione necessaria ma non sufficiente per ripartire: se non diamo soldi agli imprenditori per ricominciare, risollevare l’economia sarà impossibile. Prima che i consumi riprendano adeguatamente passerà del tempo e quel che non è stato incassato non può più essere recuperato, è perso per sempre». Pieragnoli pensa ai 600 euro una tantum stanziati nel decreto dell’11 marzo: «Se penso che per il reddito di cittadinanza l’importo arriva a 750 euro, i 600 destinati a imprenditori, commercianti e partite Iva costrette a cessare la propria attività è qualcosa di assolutamente ridicolo».

A sua volta, da un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti su un campione di piccoli e medi imprenditori tra il 19 e il 23 marzo, le misure varate dal governo non sono sufficienti per le imprese del commercio e del turismo. «Il sondaggio conferma l’allarme che abbiamo lanciato ormai da tempo - dice Antonio Baronti, vicepresidente provinciale Confesercenti - il decreto Cura Italia è insufficiente per le imprese. Si deve fare molto di più. Ci sono migliaia di imprese che, senza sostegni adeguati, rischiano di non riaprire dopo lo stop. Abbiamo bisogno di liquidità, da subito e in modo semplice. Bisogna aprire le maglie del credito per le Pmi, con procedure semplificate per garantire l’accesso ai finanziamenti. Vanno bloccati gli sfratti e sospesi i pagamenti delle locazioni commerciali e delle affittanze di azienda, esonerando le imprese anche dai canoni demaniali e di concessione per le occupazioni di suolo pubblico, compresi i tributi connessi. Anche l’indennizzo non è sufficiente. I 600 euro i sono veramente pochi. Serve di più, e soprattutto non una tantum: il beneficio sia prolungato per tutti i mesi di inoperatività delle imprese, non solo marzo». —



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