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Decreto Conte, non c’è chiarezza I sindacati fermano il polo industriale

V.P.
Decreto Conte, non c’è chiarezza I sindacati fermano il polo industriale

Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero dopo che non è stata accolta la richiesta di blocco fino a mercoledì

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PIOMBINO.

Attività essenziali e non essenziali. Il discrimine è questo. Al momento circola una bozza allegata al decreto presentato da Conte per rafforzare il contenimento dell’emergenza sanitaria. Tra i settori che non dovrebbero sospendere la produzione, sono indicati la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo.

In questo caso, il polo industriale piombinese, pur a ranghi ridotti, ridottissimi in Jsw, potrebbe non fermarsi. Fim, Fiom e Uilm provinciali mettono le mani avanti. In attesa dell’ufficialità che non c’è ancora, hanno chiesto alle aziende di fermarsi a prescindere almeno fino a mercoledì. Una richiesta che qua non è stata accolta. Almeno finora. Per questo dalle 6 di stamani in Dalmine, Gsi, Piombino Logistic e Jsw è stato proclamato uno sciopero.

In Liberty Steel c’è più tempo per capire. La Magona è ferma dal 17 marzo, da quando un operaio di una ditta che si occupa dell’imballaggio dei rotoli di lamiera è risultato positivo al tampone del coronavirus. È stata l’azienda stessa a fermare gli impianti a scopo precauzionale fino al 24. La riunione tra sindacati e direzione è prevista in giornata e lì si valuterà come procedere da mercoledì in poi.

Per tutte le realtà in cui sono presenti in provincia, Fim, Fiom e Uilm dichiarano la loro indisponibilità a mandare i lavoratori a svolgere un’attività senza la certezza di rispettare il decreto e se necessario, si dicono pronte a continuare lo sciopero fino a mercoledì.

«Siamo convinti - affermano in una nota congiunta - che questo non sarà necessario perché le aziende comprenderanno che tutti abbiamo bisogno di comprendere ciò che sta avvenendo in queste ore in Italia, che non ha precedenti, e che la salute e sicurezza sono la priorità rispetto agli interessi economici e produttivi».

«Questi giorni - prosegue la nota - dovranno essere coperti con eventuali ammortizzatori sociali in essere o relativi strumenti contrattuali e successivamente, nel caso si confermi la chiusura dell’attività con lo specifico provvedimento legato all’emergenza Covid-19».

La Fiom, con il segretario David Romagnani, interviene anche in autonomia.

«Con tutte le nostre rsu ed rls, - sta scritto nella nota - abbiamo integralmente difeso la necessità di non fermare il motore del Paese e lavorato nell’applicazione radicale dei protocolli sulla sicurezza, richiesto e ottenuto fermate per le sanificazioni aggiuntive, sorvegliato, preteso i DPI e presidi, proclamato sciopero dove l’impresa non ottemperava».

«Altrettanto integralisti - prosegue Romagnani - saremo nel pretendere il fermo, nessuno escluso, delle attività nelle fabbriche che non sono ritenute dal Governo “essenziali” o strettamente necessarie alla salvaguardia».

Di chiarezza ne cerca anche Confindustria regionale. Ma vuole più tempo.

In una nota si legge: «Il sistema confindustriale toscano, consapevole della gravità della situazione e con grande senso di responsabilità verso il Paese e verso la sicurezza dei propri collaboratori, chiede chiarezza sulle disposizioni annunciate da Conte, vista anche la preoccupante insufficienza delle informazioni a distanza di molte ore dall'annuncio del decreto».

Le imprese toscane evidenziano però anche quelle che definiscono «alcune esigenze prioritarie del sistema produttivo per evitare il rischio che la situazione generi conseguenze irreversibili per la futura prosecuzione dell'attività».

In prima battuta chiedono tempi tecnici adeguati per chiudere o terminare le lavorazioni in corso, rinviando l'entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore.

Tra le richieste, l’assoluta chiarezza sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco anticipata dai media, possano proseguire la loro attività «perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. In ogni caso, le aziende che devono rimanere aperte non siano individuate solo in base ai codici Ateco, ma sulla base anche delle esigenze delle rispettive filiere, incluse le internazionali, partendo da quelli che sono definiti i "servizi essenziali"».

Su questo aspetto particolare, si giudica fondamentale il ruolo delle Prefetture «per una applicazione del provvedimento che non sia pregiudizievole agli stessi settori considerati essenziali».

Confindustria insiste sulla necessità di fare salve tutte quelle attività manutentive, legate a cicli produttivi e non, «finalizzate a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti per non pregiudicare la capacità delle imprese di essere produttive alla ripresa delle attività, nonché alle attività di vigilanza».

Infine le aziende toscane sottolineano l'importanza del credito e della liquidità, «per evitare un impatto irreversibile sulle imprese, raccomandando estrema chiarezza e garantendo immediata operatività al ricorso alla cassa integrazione, sia attraverso efficaci modalità di richiesta (ordinaria, straordinaria e in deroga), sia in relazione alle risorse disponibili». —

V.P.

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