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«La Parchi non si gestisce con l’arroganza dei numeri»
PIOMBINO. Una decisione sbagliata e grave, ma comprensibile. Così il Pd Val di Cornia-Elba definisce la scelta di San Vincenzo di sottrarre alla Parchi la gestione del parco di Rimigliano: «Nove mesi di stallo - scrive il Pd - di discussioni conflittuali, di rinvii, di arroganza dei numeri da far prevalere nella scelta del nuovo consiglio di amministrazione della Parchi, non potevano che produrre un risultato negativo». Il Pd definisce quella di San Vincenzo una «decisione che, pur comprensibile nella situazione attuale, rimane sbagliata e grave, e che speriamo possa essere, e lavoreremo per questo, solo un inciampo di una stagione estiva e non la messa in discussione di uno degli ultimi esempi riusciti di sovracomunalità del nostro territorio. Sovracomunalità non figlia di affinità politica, perfino scontata negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, ma di una visione, della scelta, quella sì politica, di fare della cultura, della storia, della bellezza di tutto il comprensorio un elemento di condivisione che potesse arricchire e far crescere tutti. I più grandi e i più piccoli. Chi era già vocato al turismo e chi si caratterizzava per la produzione di acciaio o di prodotti agricoli».
Per il Pd «è questo l’errore più grande della nuova Amministrazione di Piombino, quello che non sono finora riusciti a capire. Non serviva arroganza ma condivisione. Condivisione di un modello di diversificazione e di slancio verso il turismo che, primo in Italia e poi imitato, prevedeva e prevede la messa a sistema di musei, parchi archeologici e parchi naturali (a cui da alcuni anni si è affiancata la gestione degli uffici turistici) in tutta la Val di Cornia e la copertura dei costi di gestione attraverso l’insieme dei contributi che i Comuni, soci, riconoscono alla società. Un investimento sul nostro futuro. E invece no. Di fronte alle reali criticità espresse dal sindaco Bandini rispetto alla manutenzione all’interno del Parco di Rimigliano, a solo un mese da Pasqua e dall’avvento dei primi turisti, non l’apertura di un percorso di concertazione lungimirante per reperire maggiori risorse ed evitare di esporre la partecipata a un rischio, anche economico, così serio. Ma ancora chiusura e diffidenza. Non il rilancio verso un futuro della Parchi Val di Cornia, magari da concertare con tutto l’ambito turistico che guarda alla Val di Cecina e che è identificato nella programmazione regionale, ma “la sovranità comunale” e l’arroganza dei numeri. E alla fine si è pagata. Si è pagata la sfiducia iniziale verso la Parchi tanto da sottrargli, appena eletti, la gestione dell’accoglienza alle crociere che sbarcano a Piombino, si è pagata l’inerzia con cui la società è stata lasciata per troppi mesi priva di organismi direttivi e, una volta nominato il nuovo Cda, la volontà di affidare ruoli determinanti solo ai soggetti che fossero diretta espressione del Comune di Piombino. Ed è proprio in questo pericoloso clima di “sovranità comunale” che si tradisce lo spirito con cui è stata creata la Società dei Parchi e si dimostra di non capire il complesso delle azioni che contribuiscono all’accoglienza turistica di un territorio articolato come la Val di Cornia». —
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